Quattro persone sono state arrestate nell’ambito dell’indagine sulla vasta coltivazione di cannabis scoperta nelle campagne di Loiri Porto San Paolo. Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Tempio Pausania su richiesta della Procura e sono state eseguite dai Carabinieri tra il territorio di Loiri e alcuni Comuni della provincia di Nuoro.
L’accusa contestata agli indagati è quella di coltivazione illecita di sostanze stupefacenti. Il provvedimento rappresenta uno degli sviluppi dell’attività investigativa avviata dopo l’individuazione di una piantagione realizzata in una zona impervia del territorio gallurese.
A colpire, oltre alle dimensioni, era stata l’organizzazione predisposta per mantenere in funzione la coltivazione. I militari avevano infatti trovato quasi 2.300 piante distribuite lungo 69 filari, insieme a strutture e attrezzature che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero consentito di gestire in maniera sistematica la produzione.
Il valore stimato del raccolto
Gli accertamenti tecnici sono stati affidati al RIS di Cagliari. Le analisi hanno permesso di elaborare una stima sulla quantità di sostanza che sarebbe stato possibile ottenere una volta completato il ciclo produttivo.
Secondo gli esami, dalle piante sequestrate si sarebbero potuti ricavare oltre 133 chilogrammi di prodotto, con un quantitativo stimato di principio attivo THC pari a circa 6,82 chilogrammi.
Una produzione che, qualora fosse arrivata sul mercato attraverso la vendita al dettaglio, avrebbe potuto generare introiti considerevoli. Il valore complessivo potenziale è stato quantificato in circa 1,2 milioni di euro.
I numeri emersi dagli accertamenti contribuiscono a delineare la portata dell’operazione e hanno costituito uno degli elementi al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura.
Irrigazione e recinzione elettrificata
La coltivazione non sarebbe stata organizzata in maniera rudimentale. Nell’area erano state predisposte diverse infrastrutture destinate alla gestione delle piante.
Gli investigatori avevano individuato un sistema di irrigazione a goccia, cisterne utilizzate per l’approvvigionamento dell’acqua e collegamenti alla rete elettrica. La zona era inoltre protetta attraverso una recinzione elettrificata.
L’ubicazione stessa della piantagione, in un’area difficile da raggiungere, rappresentava un ulteriore elemento della struttura individuata dai Carabinieri.
Dopo il sequestro è iniziato il lavoro necessario a individuare le persone che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state coinvolte nella gestione dell’attività.
Testimonianze e intercettazioni nell’indagine
Per ricostruire quanto accaduto, i Carabinieri hanno incrociato testimonianze, intercettazioni e diversi accertamenti tecnici. Gli elementi raccolti durante le indagini avrebbero consentito di definire ruoli e responsabilità dei quattro indagati.
Secondo la ricostruzione accolta nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari, le persone coinvolte avrebbero avuto compiti differenti nell’organizzazione.
Uno degli indagati si sarebbe occupato di procurare le piantine, mentre altri avrebbero contribuito mettendo a disposizione il terreno e le utenze necessarie. Un ulteriore ruolo avrebbe riguardato direttamente la cura e la gestione della coltivazione.
La Procura ipotizza quindi un’attività organizzata attraverso una precisa ripartizione delle mansioni, elemento che ha assunto rilievo nel corso dell’inchiesta.
L’ipotesi del contratto fittizio
Tra gli aspetti emersi dalle indagini compare anche un contratto relativo alla disponibilità dell’area. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero tentato di fornire una copertura apparentemente legale alla coltivazione attraverso un contratto di subaffitto ritenuto fittizio.
Gli accertamenti hanno quindi interessato non soltanto la gestione materiale delle piante, ma anche i rapporti relativi al terreno e alle utenze utilizzate per alimentare gli impianti presenti nell’area.
Al termine di questa fase investigativa, il gip di Tempio Pausania ha disposto le quattro misure richieste dalla Procura.
Arresti tra Gallura e Nuorese
L’esecuzione dei provvedimenti è stata affidata ai Carabinieri di Olbia, che hanno operato con il supporto dello Squadrone Cacciatori e delle stazioni dell’Arma di Nuoro, Bitti e Loiri Porto San Paolo.
Le misure hanno raggiunto gli indagati tra Loiri Porto San Paolo e alcuni centri del Nuorese. L’operazione rappresenta così un nuovo sviluppo dell’inchiesta nata dalla scoperta della maxi-coltivazione nelle campagne galluresi.
Le contestazioni formulate nei confronti delle quattro persone si trovano nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere accertate definitivamente nelle sedi giudiziarie competenti.
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