Evasione fiscale a Cagliari, sequestrati 160mila euro a una società di abbigliamento

Operazione della Guardia di finanza nei confronti di un'impresa commerciale e del suo titolare. Al centro delle indagini fatture per operazioni inesistenti per circa 450mila euro, emesse da tre società con sede a Oristano, Milano e Prato

guardia di finanza

Un presunto sistema di fatturazione per operazioni inesistenti, finalizzato alla riduzione del reddito imponibile, è al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza di Cagliari che ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 160mila euro.

Il provvedimento riguarda una società attiva nel commercio di abbigliamento, riconducibile a soggetti di origine asiatica, e il suo titolare. Le verifiche condotte dai militari hanno fatto emergere presunte irregolarità fiscali relative a un periodo di quattro anni, compreso tra il 2020 e il 2023.

Il sequestro ha interessato disponibilità finanziarie presenti sui conti correnti e un terreno edificabile, individuati nell’ambito degli accertamenti patrimoniali effettuati dagli investigatori.

L’intervento è stato autorizzato dal giudice per le indagini preliminari, che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia. L’inchiesta, tuttora aperta, punta a ricostruire i rapporti economici tra l’impresa e altre società che avrebbero emesso documentazione fiscale relativa a operazioni ritenute inesistenti.

Fatture per 450mila euro emesse da tre società tra Sardegna e penisola

Gli approfondimenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Cagliari si sono concentrati sulla documentazione contabile utilizzata dall’azienda nel quadriennio esaminato.

Secondo l’ipotesi investigativa, l’impresa avrebbe registrato fatture per circa 450mila euro relative a operazioni commerciali che non sarebbero mai state effettivamente realizzate.

I documenti sarebbero stati emessi da tre società considerate dagli investigatori delle cosiddette cartiere, ovvero imprese utilizzate per produrre fatture senza che a queste corrispondano reali prestazioni o cessioni di beni.

Le tre società coinvolte nella ricostruzione investigativa avrebbero avuto sede rispettivamente a Oristano, Milano e Prato e sarebbero risultate riconducibili a persone di origine asiatica.

La distribuzione geografica delle imprese emittenti ha portato gli investigatori a esaminare rapporti commerciali sviluppati tra la Sardegna e altre aree del territorio nazionale.

L’obiettivo degli accertamenti è stato verificare se i costi riportati nei documenti fiscali corrispondessero a transazioni realmente avvenute oppure fossero stati inseriti nella contabilità per ottenere un vantaggio tributario.

Pagamenti in contanti e operazioni difficili da ricostruire

Un elemento ritenuto significativo dagli investigatori riguarda le modalità con cui sarebbero state regolate le operazioni commerciali contestate.

La Guardia di finanza avrebbe riscontrato pagamenti effettuati prevalentemente in contanti, caratterizzati da una limitata tracciabilità.

Questa circostanza avrebbe reso particolarmente importante l’analisi della documentazione contabile e dei rapporti economici tra le società coinvolte.

L’impiego del denaro contante, di per sé, non dimostra l’esistenza di un illecito. Tuttavia, nell’ambito dell’inchiesta, le modalità di pagamento sono state valutate insieme agli altri elementi raccolti per verificare l’effettiva esistenza delle operazioni fatturate.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto utilizzo dei documenti fiscali avrebbe consentito alla società di abbattere artificialmente il reddito sottoposto a tassazione, determinando un minore versamento delle imposte dovute.

Il vantaggio fiscale ipotizzato ammonterebbe complessivamente a circa 160mila euro, cifra corrispondente al valore del sequestro disposto dall’autorità giudiziaria.

Dichiarazione fraudolenta, le contestazioni al titolare e alla società

L’inchiesta presenta due distinti profili di responsabilità, uno riferito all’imprenditore e l’altro alla società.

Al titolare dell’attività viene contestato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, una fattispecie prevista dalla normativa penale tributaria.

L’ipotesi accusatoria si basa sul presunto impiego di documentazione fiscale non corrispondente a operazioni reali, con conseguente alterazione delle dichiarazioni presentate all’amministrazione finanziaria.

Nei confronti della società viene invece contestata la responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001.

Questa disciplina consente, in presenza dei presupposti stabiliti dalla legge, di attribuire specifiche responsabilità anche alle persone giuridiche per determinati illeciti commessi nel loro interesse o vantaggio.

Le contestazioni formulate nell’ambito dell’inchiesta dovranno essere sottoposte alle successive verifiche giudiziarie. Allo stato attuale, non è stata comunicata alcuna decisione definitiva sulla responsabilità dei soggetti coinvolti.

Conti correnti e terreno edificabile sotto sequestro

Il provvedimento patrimoniale disposto dal gip ha riguardato beni e disponibilità economiche fino alla concorrenza di 160mila euro, somma individuata dagli investigatori come valore della presunta evasione fiscale.

Tra i beni interessati figurano somme depositate su conti correnti e un terreno edificabile.

Il sequestro costituisce una misura cautelare reale adottata nell’ambito del procedimento penale e non equivale a una condanna.

L’operazione si inserisce nelle attività della Guardia di finanza finalizzate al contrasto delle frodi fiscali e all’individuazione di meccanismi contabili che possono alterare la corretta determinazione delle imposte.

Le indagini proseguono per approfondire le operazioni contestate e definire le eventuali responsabilità della società, del suo titolare e degli altri soggetti coinvolti nella ricostruzione dei rapporti commerciali.

Resta ferma la presunzione di innocenza delle persone sottoposte a indagine fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.

Redazione

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