Così le merci entrano ed escono dai porti sardi

L’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia sarda presenta anche un focus sui porti dell’isola.

Nel 2024 gli scali sardi hanno movimentato quasi 42 milioni di tonnellate di merci, pari all’8,6 per cento del totale nazionale. Tra i diversi tipi di traffici, hanno prevalso le rinfuse liquide e i ro-ro (rispettivamente, con circa il 59 e il 30 per cento del totale), seguiti in minor misura dalle rinfuse solide e marginalmente dai container.

Tra il 2015 e il 2024 la movimentazione in tonnellate degli scali regionali è calata di quasi il 19 per cento (nella media italiana si è invece registrata una sostanziale stabilità), riflettendo la contrazione di tutte le tipologie di traffico ad eccezione del ro-ro.

Il traffico extra UE dei porti sardi. – I porti costituiscono un’infrastruttura essenziale per l’internazionalizzazione del sistema produttivo, con particolare
riferimento ai flussi commerciali intercontinentali.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, nella media del triennio 2020-22 (ultimo periodo disponibile), il valore degli scambi con i paesi extra UE riconducibile agli scali della regione è risultato del 2 e del 4 per cento del totale nazionale, rispettivamente per export e import.

Nella media del periodo considerato, tra le diverse categorie merceologiche esportate, i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio hanno rappresentato
una quota sul valore dell’export extra UE pari a circa l’85 per cento, sebbene in calo rispetto a un decennio prima; una dinamica simile si osserva in relazione ai flussi di importazioni provenienti dai paesi extra UE.

Con riferimento ai principali mercati extra UE serviti dai porti sardi – prosegue il focus – nella media del triennio esaminato circa un sesto dell’export è stato destinato agli Stati Uniti (era il 5 per cento nel periodo 2010-12), dove sono stati venduti soprattutto idrocarburi e prodotti alimentari. A seguire, con un’espansione simile, Libia e Marocco, dove prevale l’esportazione di idrocarburi. Tra le importazioni, sono state largamente prevalenti quelle legate ai flussi di greggio, provenienti da Azerbaijan e Iraq, oltre il 40 per cento del totale.

Redazione

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