Industria e servizi, in Sardegna aspettative deboli

Nell’ultimo anno, rileva la Banca d’Italia nel rapporto sull’economia sarda, il quadro congiunturale del settore industriale dell’Isola è risultato nel complesso debole. In base alle stime di Prometeia, lo scorso anno si è registrata una lieve diminuzione del valore aggiunto a prezzi costanti, diversamente da quanto osservato nel Mezzogiorno e nel complesso del Paese; anche i consumi elettrici delle imprese appartenenti ai settori energivori rilevati da Terna sono scesi.

Secondo i dati dell’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (Invind), condotta dalla Banca d’Italia su un campione di imprese con almeno 20 addetti, nell’industria il saldo tra le quote degli operatori che hanno indicato un fatturato a prezzi costanti in aumento e quelli che ne hanno segnalato un calo è
rimasto su valori leggermente negativi.

Gli investimenti a prezzi costanti sono diminuiti per una quota maggiore di imprese del campione, in un contesto caratterizzato da un’aumentata incertezza per le tensioni geopolitiche internazionali.

Secondo le imprese industriali intervistate nell’indagine Invind, il saldo tra giudizi di espansione e di calo del fatturato in termini reali è stimato, per l’anno in
corso, su valori prossimi allo zero; la dinamica degli investimenti è invece attesa in ulteriore calo.

I settori

L’attività economica ha continuato a mostrare andamenti eterogenei tra i principali comparti. Nell’alimentare, che incide per circa un quinto del valore
aggiunto della manifattura in regione, si è osservato un calo delle lavorazioni nel lattiero-caseario; secondo i dati del Consorzio di tutela del Formaggio Pecorino Romano, la produzione regionale misurata tra ottobre 2024 e luglio 2025 è diminuita dell’1,0 per cento rispetto alla precedente annata casearia (ottobre 2023 – luglio 2024), dopo la crescita osservata nel triennio precedente. Su questo andamento hanno inciso anche le tensioni legate alle politiche commerciali dell’amministrazione degli Stati Uniti: la domanda proveniente dal mercato americano, il principale sbocco all’estero del settore, si è ridotta soprattutto dalla seconda metà dell’anno.

Nel comparto della raffinazione dei prodotti petroliferi si sono nettamente ridotte le vendite all’estero. In quello metallifero hanno continuato a incidere negativamente i costi per l’approvvigionamento di energia e l’incertezza circa la permanenza in regione di alcune importanti produzioni; nella chimica il quadro congiunturale è risultato positivo.

 

Redazione

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