Sardegna, speranza di vita sotto la media italiana: i dati Istat

L'ultimo rapporto Istat sulle trasformazioni regionali evidenzia le difficoltà demografiche ed economiche dell'Isola. In 25 anni persi circa 100mila abitanti, mentre istruzione e occupazione restano al di sotto dei livelli nazionali. Il settore dei servizi domina il mercato del lavoro, con una presenza industriale ancora limitata

anziani

Sardegna, il rapporto Istat fotografa una regione sempre più anziana

La Sardegna continua a perdere popolazione e a registrare differenze significative rispetto al resto d’Italia. È quanto emerge dall’ultimo dossier dell’Istat dedicato alle trasformazioni delle regioni italiane, che analizza l’evoluzione demografica, sociale ed economica del territorio.

Negli ultimi 25 anni l’Isola ha perso circa 100mila abitanti, mentre la popolazione è diventata progressivamente più anziana. Un cambiamento che interessa soprattutto i territori caratterizzati da una riduzione dei residenti e delle attività economiche.

Il rapporto evidenzia inoltre un dato che contrasta con l’immagine della Sardegna come terra dei centenari: la speranza di vita regionale è inferiore alla media italiana.

La presenza di persone particolarmente longeve, dunque, non coincide necessariamente con una durata media della vita superiore a quella delle altre regioni.

Accanto alle trasformazioni demografiche, l’Istat segnala criticità relative al livello di istruzione, alla partecipazione al mercato del lavoro e alla struttura produttiva.

Nonostante i progressi registrati rispetto alla metà del Novecento, la Sardegna continua a presentare alcuni divari strutturali rispetto al quadro nazionale.

Speranza di vita inferiore alla media nazionale

La longevità rappresenta uno degli elementi più conosciuti della Sardegna, spesso associata alla presenza di numerosi centenari.

Tuttavia, i dati statistici descrivono una situazione più complessa.

Secondo l’Istat, la speranza di vita nell’Isola rimane inferiore alla media nazionale, nonostante la presenza di persone che raggiungono età particolarmente avanzate.

La differenza dipende dal fatto che il numero dei centenari e la speranza di vita sono due indicatori distinti.

Il primo misura la presenza di individui che hanno superato i cento anni. Il secondo rappresenta una stima statistica degli anni che una persona può aspettarsi di vivere sulla base delle condizioni di mortalità osservate.

La presenza di casi eccezionali di longevità non significa quindi che l’intera popolazione presenti una maggiore aspettativa di vita.

Il dossier mette in evidenza proprio questa differenza, mostrando come la Sardegna possa essere conosciuta per i suoi centenari e, contemporaneamente, registrare una speranza di vita inferiore a quella italiana.

Nelle informazioni disponibili non viene indicato il valore numerico esatto dell’indicatore regionale.

Spopolamento in Sardegna, 100mila residenti in meno

Uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi riguarda la diminuzione degli abitanti.

In un quarto di secolo la popolazione sarda si è ridotta di circa 100mila persone, una trasformazione che ha modificato profondamente la struttura demografica dell’Isola.

Il fenomeno si accompagna al progressivo invecchiamento della popolazione e alla riduzione del peso delle generazioni più giovani.

Le difficoltà risultano particolarmente evidenti nelle aree interne e nei territori rurali, dove la diminuzione dei residenti si intreccia con i cambiamenti delle attività produttive.

La progressiva perdita di popolazione modifica anche le esigenze delle comunità locali, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità dei servizi e l’organizzazione delle attività economiche.

Lo spopolamento rappresenta quindi uno degli elementi centrali per comprendere le trasformazioni della Sardegna, insieme alla distribuzione territoriale della popolazione e all’aumento dell’età media.

Il rapporto Istat inserisce questi cambiamenti in una prospettiva storica, confrontando la situazione attuale con quella dei decenni precedenti.

Istruzione, la Sardegna resta indietro rispetto all’Italia

Il livello di istruzione della popolazione sarda è migliorato notevolmente rispetto al secondo dopoguerra, ma il divario con il resto del Paese non è stato completamente colmato.

Nel 1951, il 22% dei residenti in Sardegna con almeno sei anni di età era analfabeta.

Si trattava di una percentuale superiore di nove punti rispetto alla media nazionale.

Nel corso dei decenni successivi, l’accesso alla scuola e la diffusione dei titoli di studio hanno determinato un cambiamento significativo.

L’analfabetismo, che rappresentava una delle principali difficoltà sociali del passato, ha progressivamente perso il peso che aveva nella metà del Novecento.

Nonostante questo miglioramento, i dati più recenti continuano a mostrare una distanza rispetto alla media italiana.

Nel 2024 la percentuale di diplomati e laureati in Sardegna risultava inferiore di circa sette punti rispetto al valore nazionale.

Il dato evidenzia una differenza ancora significativa nella diffusione dei livelli di istruzione medio-alti.

Questa caratteristica assume rilievo anche nell’analisi delle opportunità lavorative e della composizione del sistema produttivo regionale.

Occupazione, tassi più bassi della media nazionale

Le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un altro elemento evidenziato dal dossier.

I tassi di occupazione in Sardegna risultano inferiori alla media italiana sia nel 1977 sia nel 2025, secondo il confronto storico effettuato dall’Istat.

Nel lungo periodo si è comunque verificato un cambiamento importante nella partecipazione al lavoro.

L’aumento complessivo dei livelli occupazionali è stato sostenuto dalla componente femminile, mentre i tassi di occupazione maschile hanno registrato una diminuzione.

Si tratta di una tendenza osservata anche a livello nazionale, ma che in Sardegna si inserisce in un contesto caratterizzato da livelli occupazionali complessivamente inferiori.

La crescita dell’occupazione femminile ha quindi rappresentato il principale contributo all’aumento dei tassi di occupazione nel corso degli ultimi decenni.

Il rapporto analizza inoltre i settori nei quali lavorano i residenti, evidenziando differenze significative rispetto alla struttura economica italiana.

In particolare, emerge una forte concentrazione dell’occupazione nelle attività di servizio, a fronte di una presenza industriale più contenuta.

In Sardegna il 77% degli occupati lavora nei servizi

La distribuzione dei lavoratori tra i diversi settori economici mostra una delle caratteristiche più evidenti dell’economia regionale.

In Sardegna il settore dei servizi rappresenta circa il 77% dell’occupazione, una quota superiore di sei punti percentuali rispetto alla media nazionale.

La situazione è differente per l’industria, che impiega meno del 17% dei lavoratori sardi.

Questo valore risulta inferiore di circa sette punti rispetto al dato italiano.

La differenza evidenzia il peso relativamente limitato delle attività industriali all’interno del sistema economico dell’Isola.

Il settore terziario, invece, comprende una parte molto consistente delle opportunità occupazionali, soprattutto nelle attività commerciali e nei servizi legati all’accoglienza.

La Sardegna presenta quindi un’economia nella quale il lavoro si concentra prevalentemente nei servizi, mentre l’industria occupa una quota inferiore rispetto alla media nazionale.

Questa distribuzione rappresenta un elemento importante per comprendere le caratteristiche del mercato del lavoro regionale.

Turismo, ristorazione e commercio tra i settori più rappresentati

L’Istat approfondisce anche la tipologia delle attività nelle quali si concentra l’occupazione.

Secondo il dossier, la Sardegna presenta una quota relativamente elevata di lavoratori nei servizi classificati a bassa intensità di conoscenza.

Si tratta di una categoria statistica che comprende settori economici nei quali è meno concentrata l’occupazione in attività ad alta intensità di conoscenza.

La definizione non significa che i singoli lavoratori siano privi di competenze professionali, ma descrive le caratteristiche generali delle attività considerate.

Il settore dell’alloggio e della ristorazione registra un’incidenza occupazionale superiore di 4,8 punti percentuali rispetto alla media italiana.

Anche il commercio al dettaglio presenta una presenza più elevata, con uno scarto positivo di 3,7 punti.

Questi valori confermano il ruolo importante delle attività turistiche, ricettive e commerciali nell’economia sarda.

La forte presenza dei servizi si accompagna però a una minore diffusione delle attività industriali caratterizzate da un elevato contenuto tecnologico.

Industria ad alta tecnologia quasi assente

Un ulteriore elemento segnalato dall’Istat riguarda la composizione dell’occupazione industriale.

In Sardegna la presenza di lavoratori nei comparti industriali a medio-alta e alta tecnologia risulta quasi nulla, secondo i dati riportati nel dossier.

La regione presenta invece una quota relativamente elevata di occupati nell’industria non manifatturiera.

Il quadro evidenzia una struttura produttiva diversa da quella nazionale, con una minore incidenza delle attività industriali tecnologicamente avanzate.

La limitata presenza di questi comparti rappresenta una delle caratteristiche del sistema economico regionale.

Il rapporto mette quindi in evidenza non soltanto la differenza nel numero degli occupati nell’industria, ma anche nella tipologia delle attività svolte.

La debolezza dei settori industriali più avanzati si affianca alla forte concentrazione dell’occupazione nei servizi, contribuendo a definire il profilo produttivo della Sardegna.

Agricoltura, diminuiscono le aziende nelle campagne

Anche il settore agricolo ha attraversato profonde trasformazioni nel corso dei decenni.

Secondo l’Istat, la riduzione dell’imprenditoria agricola in Sardegna è avvenuta relativamente tardi, ma ha seguito un andamento simile a quello osservato nel resto d’Italia.

La diminuzione delle aziende agricole ha contribuito a modificare l’economia delle campagne, dove le attività tradizionali hanno progressivamente perso peso.

Il fenomeno si inserisce nel più ampio processo di trasformazione della struttura produttiva regionale.

Il passaggio da un’economia maggiormente legata all’agricoltura a una caratterizzata dalla prevalenza dei servizi ha interessato anche la distribuzione della popolazione.

Le aree rurali risultano particolarmente esposte alle conseguenze dello spopolamento, soprattutto nei territori dove diminuiscono contemporaneamente residenti e attività economiche.

L’analisi dell’Istat evidenzia dunque come i cambiamenti demografici e quelli produttivi siano strettamente collegati nell’evoluzione storica dell’Isola.

Cagliari, popolazione scesa da 197mila a 147mila abitanti

Il dossier dedica un approfondimento anche al capoluogo regionale.

La storia demografica di Cagliari mostra una lunga fase di crescita, seguita da una progressiva diminuzione dei residenti.

Nel 1861 la città contava circa 33mila abitanti.

Nel 1981 la popolazione aveva raggiunto circa 197mila residenti, al termine di un’espansione durata oltre un secolo.

Successivamente è iniziata una fase di riduzione demografica che ha portato il capoluogo agli attuali valori di circa 147mila abitanti.

Secondo l’Istat, il fenomeno è riconducibile soprattutto alla deurbanizzazione.

Una parte della popolazione si è progressivamente spostata verso i comuni confinanti, che nello stesso periodo hanno registrato un aumento dei residenti.

Il calo demografico di Cagliari non coincide quindi necessariamente con una diminuzione equivalente della popolazione dell’intera area urbana.

Il fenomeno riflette anche una diversa distribuzione degli abitanti tra il capoluogo e i territori limitrofi.

Anche Cagliari presenta una popolazione sempre più anziana

La diminuzione dei residenti non è l’unico cambiamento demografico che interessa il capoluogo sardo.

A Cagliari la percentuale di persone con almeno 65 anni risulta leggermente superiore rispetto a quella degli altri comuni della Sardegna.

Il dato conferma una maggiore presenza relativa della popolazione anziana all’interno della città.

La trasformazione si inserisce nel processo generale di invecchiamento che interessa l’Isola.

L’evoluzione della struttura demografica comporta cambiamenti nelle esigenze della popolazione, soprattutto in relazione ai servizi sanitari, sociali e assistenziali.

Il quadro del capoluogo mostra quindi due fenomeni paralleli: la riduzione del numero complessivo degli abitanti e l’aumento del peso delle fasce di età più avanzate.

Cagliari rappresenta uno degli esempi più significativi delle trasformazioni demografiche della Sardegna, anche per il rapporto tra la città e i comuni della sua area circostante.

Sardegna, miglioramenti rispetto al passato ma restano forti differenze

Il rapporto Istat sulle trasformazioni regionali evidenzia una Sardegna profondamente cambiata rispetto alla metà del Novecento.

I livelli di istruzione sono aumentati, la partecipazione femminile al lavoro è cresciuta e la struttura economica si è trasformata.

Nonostante questi progressi, la regione continua a presentare differenze rilevanti rispetto alla media nazionale per occupazione, istruzione e speranza di vita.

Il calo demografico di circa 100mila residenti negli ultimi 25 anni rappresenta una delle principali criticità, insieme al progressivo invecchiamento della popolazione.

Sul piano economico, il settore dei servizi concentra il 77% dell’occupazione, mentre quello industriale rimane sotto il 17%.

La presenza limitata di attività tecnologicamente avanzate e il divario nei livelli di istruzione completano il quadro delle trasformazioni evidenziate dall’Istituto nazionale di statistica.

La Sardegna continua dunque a distinguersi per la presenza di centenari e per alcune importanti tradizioni produttive, ma i dati mostrano una realtà demografica ed economica più complessa.

Il dossier restituisce la fotografia di una regione che ha migliorato sensibilmente le proprie condizioni rispetto al passato, senza però raggiungere in diversi ambiti i valori medi registrati nel resto d’Italia.

Redazione

Seguici su

Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Un appuntamento che unisce valorizzazione del territorio, recupero del patrimonio storico e riqualificazione urbana. Domani...

Una nuova infrastruttura per rafforzare la logistica, sostenere le imprese e valorizzare le eccellenze produttive...

Nuovi luoghi dedicati allo sport, al gioco e alla socialità, con più verde e spazi...

La società regionale cerca operai specializzati per le sedi di Iglesias e Lula. Candidature entro...
A partire da oggi e fino al 17 ottobre il Teatro Massimo ospita la 19ª...
Da domani al 18 ottobre Palazzo Bellavista, nell'ex villaggio minerario di Monteponi, ospita incontri, dibattiti...

Altre notizie