Case green in Sardegna, oltre il 60% delle abitazioni costruito prima del 1980

L'Unione europea richiama l'Italia per il ritardo nel piano nazionale di riqualificazione energetica. Nell'Isola il 37,3% degli immobili residenziali certificati appartiene alle classi F e G. La sfida riguarda consumi, investimenti e costi per le famiglie

case abbandonate

La transizione energetica degli edifici rappresenta una sfida particolarmente impegnativa per la Sardegna, dove oltre sei abitazioni occupate su dieci sono state costruite prima del 1980. Un patrimonio immobiliare datato che dovrà confrontarsi con gli obiettivi europei di riduzione dei consumi e delle emissioni.

Secondo un’analisi pubblicata nel 2024 dall’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, il 61,3% delle abitazioni occupate nell’Isola, pari a circa 442.700 immobili, risale a prima del 1980. Un dato che evidenzia la necessità di interventi di ammodernamento energetico.

A complicare il quadro arriva il nuovo richiamo della Commissione europea. Il primo ottobre Bruxelles ha inviato un parere motivato all’Italia e ad altri otto Paesi per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, attesa entro il 31 dicembre 2025.

Il documento dovrà stabilire strategie, investimenti e interventi necessari per raggiungere l’obiettivo di un patrimonio edilizio decarbonizzato entro il 2050.

Anche i dati energetici regionali confermano le difficoltà. Secondo il Siape, banca dati gestita da Enea, su 25.072 attestati di prestazione energetica considerati, il 17,5% riguarda abitazioni in classe F e il 19,8% immobili in classe G.

Complessivamente, le due categorie meno efficienti rappresentano il 37,3% delle certificazioni, mentre le classi energetiche migliori si fermano intorno al 14%.

Le percentuali riguardano esclusivamente gli immobili residenziali certificati nell’anno, non l’intero patrimonio abitativo regionale.

Il nodo principale resta quello economico: migliorare l’efficienza delle case richiederà investimenti significativi, mentre molte famiglie dovranno valutare la sostenibilità finanziaria dei lavori.

Il piano nazionale atteso dall’Europa dovrà quindi chiarire come accompagnare concretamente la riqualificazione edilizia.

Redazione

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