Il carcere di Bancali, a Sassari, si trova ad affrontare una situazione di grave sovraffollamento, aggravata dalla carenza di personale sanitario e penitenziario e dalle condizioni di alcuni ambienti della struttura. A denunciare le criticità è Anna Cherchi, garante comunale delle persone private della libertà, che richiama l’attenzione sulle difficoltà quotidiane all’interno dell’istituto.
Quasi 200 detenuti in più in diciotto mesi
I numeri descrivono un aumento significativo delle presenze. In appena diciotto mesi i detenuti sono passati da 434 a 630, superando ampiamente la capienza prevista di 450 posti. Si tratta di 180 persone oltre la soglia indicata, con una pressione crescente sull’organizzazione e sui servizi.
Secondo Cherchi, la popolazione carceraria presenta inoltre situazioni di particolare fragilità. Circa il 30% dei detenuti è di origine straniera, mentre sono presenti numerosi giovani diciottenni e persone con disturbi psichici, il cui numero non risulta quantificabile con precisione.
La garante sottolinea come nelle strutture penitenziarie arrivino anche persone che avrebbero bisogno di percorsi di cura differenti, aumentando la complessità della gestione.
Medici e agenti penitenziari sotto organico
Una delle principali criticità riguarda l’assistenza sanitaria. Per assicurare un servizio continuativo nelle 24 ore sarebbero necessari dieci medici, ma attualmente alcuni turni rimangono scoperti.
Quando si verifica un’emergenza, il trasferimento di un detenuto al pronto soccorso richiede l’impiego di almeno tre agenti penitenziari, sottratti temporaneamente alla sorveglianza interna.
Anche gli organici della polizia penitenziaria risultano insufficienti: a fronte di 384 agenti previsti, quelli effettivamente presenti sono 298, con una carenza di 86 unità.
La situazione coinvolge inoltre gli educatori, il cui numero, secondo Cherchi, non permette di incontrare tutti gli assistiti nell’arco di due mesi.
Infiltrazioni, celle sovraffollate e impianti carenti
Alle difficoltà organizzative si aggiungono i problemi strutturali di un carcere inaugurato nel 2013.
La garante segnala infiltrazioni, servizi igienici deteriorati, celle con quattro letti e arredi insufficienti, oltre alla mancanza di riscaldamento e climatizzazione. In alcune sezioni, denuncia, la qualità dell’aria risulta particolarmente compromessa.
Il sovraffollamento incide anche sulle condizioni di vita delle persone detenute e sulle loro famiglie, che spesso vivono con disagio la situazione.
Cherchi riferisce inoltre che una delle domande più frequenti ricevute dai detenuti riguarda la possibilità di un indulto.
L’appello finale è rivolto alle istituzioni, affinché intervengano sulle condizioni dell’istituto. «Lo Stato non può permettere che si viva in quelle condizioni», conclude la garante.
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