Province sarde, fronte comune contro i tagli: “Servono più risorse”

Province sarde, Regione e Città metropolitane fanno fronte comune contro i contributi allo Stato: 41,65 milioni nel 2026 e oltre 206 milioni fino al 2030.

Una strategia comune tra Regione, Province e Città metropolitane della Sardegna per chiedere al Governo una revisione dei meccanismi di contribuzione alla finanza pubblica. È questo l’obiettivo dell’incontro che si è svolto oggi in Regione, richiesto dai territori e promosso dall’Assessorato degli Enti locali, Finanze e Urbanistica insieme all’Assessorato della Programmazione e Bilancio.

Al centro del confronto c’è il peso finanziario sostenuto dagli enti territoriali sardi e il rischio che le risorse destinate allo Stato finiscano per ridurre la capacità delle amministrazioni di garantire i servizi fondamentali.

Spanedda: “Non si possono sottrarre risorse ai servizi”

A evidenziare la questione è stato l’assessore regionale Francesco Spanedda, secondo il quale esiste una contraddizione tra le responsabilità affidate alle Province e le risorse che rimangono effettivamente disponibili.

“Non si può chiedere alle Province di garantire servizi essenziali e contemporaneamente sottrarre le risorse necessarie per farlo”, ha dichiarato Spanedda.

L’assessore considera l’attuale meccanismo di contribuzione particolarmente penalizzante per la Sardegna, anche alla luce del fatto che la Regione è già chiamata a contribuire alla finanza pubblica attraverso il proprio bilancio.

Da qui nasce la volontà di costruire un fronte istituzionale unitario e presentare al Governo una richiesta precisa di modifica dell’attuale sistema.

Nel 2026 oltre 41 milioni allo Stato

I numeri illustrati durante l’incontro evidenziano l’entità delle risorse coinvolte.

Nel 2026 le sei Province e le due Città metropolitane della Sardegna sono chiamate complessivamente a versare o accantonare a favore dello Stato 41,65 milioni di euro.

La cifra supera i 206 milioni di euro nell’arco del quinquennio 2026-2030.

Si tratta di risorse che, secondo la posizione espressa dalla Regione, vengono sottratte alla capacità degli enti di svolgere le proprie funzioni fondamentali.

Tra i settori interessati figurano la viabilità, l’edilizia scolastica e la tutela ambientale, ambiti nei quali le Province svolgono competenze dirette e che richiedono risorse adeguate per garantire continuità agli interventi.

Un tavolo tra Stato, Regione e Province

L’incontro ha posto le basi per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico-politico che coinvolga Governo, Regione e Province.

L’obiettivo è arrivare a una revisione degli attuali meccanismi di contribuzione già in occasione della prossima legge di bilancio.

La richiesta non riguarda quindi soltanto l’entità delle somme da versare, ma la sostenibilità complessiva del sistema rispetto alle funzioni che gli enti territoriali devono continuare a garantire.

Per la Regione, il confronto con il Governo dovrà servire a trovare un equilibrio tra il contributo richiesto agli enti locali e la necessità di assicurare servizi adeguati ai cittadini.

“Non è soltanto una questione finanziaria”

Spanedda ha infine sottolineato che la questione non può essere considerata esclusivamente dal punto di vista dei conti pubblici.

“Non è soltanto una questione di equilibri finanziari, è in gioco la capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni dei territori”, ha affermato l’assessore.

La Regione intende quindi presentarsi al confronto con il Governo insieme alle Province, attraverso una posizione condivisa.

L’obiettivo è ottenere una revisione delle regole che disciplinano la contribuzione alla finanza pubblica, evitando che gli accantonamenti e i versamenti richiesti possano incidere sulla capacità degli enti sardi di occuparsi di strade, scuole, ambiente e altri servizi essenziali.

Il percorso avviato con l’incontro di oggi punta dunque alla costruzione di una strategia istituzionale comune. Il prossimo passaggio sarà la richiesta formale di un tavolo tecnico-politico con lo Stato, nella prospettiva di intervenire già sulla prossima legge di bilancio.

Redazione

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