Torna ad accendersi il dibattito sulla lingua sarda e, in particolare, sul delicato tema della sua standardizzazione. Al centro della discussione c’è il progetto della Regione Sardegna per la realizzazione di un nuovo dizionario etimologico-fonologico online sardo-italiano e italiano-sardo, finanziato con 163.934,43 euro. A contestarne l’impostazione è l’Acadèmia de su Sardu APS, che mette in discussione soprattutto il ruolo assegnato alla Limba Sarda Comuna (LSC).
Il nodo della Limba Sarda Comuna
Secondo quanto previsto dal progetto, i lemmi dovranno essere elaborati facendo riferimento alle norme della LSC, mentre il dizionario dovrà contenere anche elementi relativi alla pronuncia, attraverso trascrizioni fonetiche con l’alfabeto IPA oppure registrazioni audio.
Dopo le critiche dell’Acadèmia de su Sardu APS, intervengono ora anche Antonio Pani, delegato della Città Metropolitana di Cagliari alle Politiche identitarie, e Gianluigi Loru, vicepresidente della Provincia del Sulcis Iglesiente.
È proprio questo uno dei punti maggiormente criticati dall’Acadèmia. L’associazione sostiene che la Limba Sarda Comuna, introdotta nel 2006 come norma ortografica sperimentale per l’amministrazione regionale, non rappresenti una varietà parlata omogeneamente in Sardegna. Da qui il timore che associare una pronuncia a uno standard prevalentemente scritto possa produrre un modello distante dalle varietà effettivamente utilizzate nei diversi territori dell’Isola.
Il bando prevede più varietà fonetiche
Sul punto esiste però anche una lettura differente. Il capitolato del progetto, richiamato da S’Indipendente, prevederebbe che il coordinatore scientifico individui le principali macro-varietà del sardo parlato, consentendo quindi trascrizioni IPA multiple oppure differenti file audio. L’obiettivo dichiarato sarebbe proprio quello di garantire una maggiore rappresentatività della pluralità linguistica sarda, anziché imporre una singola pronuncia artificiale.
La questione, dunque, ruota attorno a un confine sottile: da una parte la necessità di disporre di strumenti comuni e utilizzabili anche dall’amministrazione pubblica, dall’altra la volontà di salvaguardare la straordinaria ricchezza delle varianti territoriali del sardo.
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