Una lunga sequenza di messaggi, dichiarazioni sentimentali respinte e comportamenti sempre più insistenti si è conclusa con un arresto in flagranza per atti persecutori. Protagonista della vicenda un uomo di 41 anni, originario di Alghero, accusato di aver perseguitato una donna della sua stessa età residente a Sassari.
La situazione è precipitata quando l’uomo ha raggiunto ripetutamente l’abitazione della donna, cercando di ottenere un incontro nonostante i continui rifiuti. Le richieste di contatto, accompagnate da una presenza insistente nei pressi del palazzo, hanno spinto la vittima a rivolgersi alle forze dell’ordine.
Nemmeno l’intervento della Polizia di Stato è riuscito inizialmente a fermare il quarantunenne, che ha continuato a trattenersi nelle vicinanze dell’immobile. Il suo comportamento ha quindi portato gli agenti a procedere con l’arresto.
Il divieto di avvicinamento e il problema delle abitazioni troppo vicine
La vicenda ha presentato una particolare difficoltà durante l’udienza per direttissima, quando il tribunale ha dovuto valutare le misure da applicare nei confronti dell’indagato.
Il collegio giudicante, presieduto da Monia Adami, ha convalidato l’arresto e disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa, stabilendo una distanza minima di mille metri, con applicazione del braccialetto elettronico.
Proprio quest’ultima prescrizione ha fatto emergere un problema concreto: l’uomo e la donna abitano a una distanza inferiore rispetto a quella indicata nel provvedimento.
La vicinanza tra le rispettive residenze ha quindi reso impraticabile, nelle condizioni descritte, l’applicazione del dispositivo elettronico secondo le modalità previste.
Una circostanza che ha complicato l’attuazione della misura, pur restando centrale l’esigenza di garantire la protezione della persona offesa.
All’udienza hanno partecipato la pubblica ministera Maria Paola Asara e gli avvocati Anna Ganadu e Carlo Ermini, impegnati nella difesa dell’indagato.
I primi messaggi sui social risalgono al 2020
La storia aveva avuto inizio diversi anni prima dell’arresto. Secondo quanto ricostruito, i primi approcci risalgono al 2020, quando il quarantunenne aveva cominciato a contattare la donna attraverso i social network.
Inizialmente le comunicazioni avevano un contenuto sentimentale. Con il passare del tempo, però, l’uomo avrebbe manifestato in maniera sempre più esplicita il proprio interesse, arrivando a dichiararsi innamorato.
La destinataria dei messaggi non aveva ricambiato quei sentimenti. Al contrario, aveva respinto la dichiarazione e manifestato chiaramente la volontà di non intrattenere alcun rapporto con lui.
Il rifiuto non avrebbe interrotto i tentativi di avvicinamento. Il quarantunenne avrebbe continuato a inviare numerosi messaggi, cercando insistentemente di ottenere una risposta.
Una situazione che, secondo la ricostruzione dell’accusa, si sarebbe progressivamente trasformata da una serie di comunicazioni indesiderate a comportamenti persecutori.
Pedinamenti per strada e continue visite sotto il palazzo
Con il trascorrere del tempo, gli episodi non sarebbero rimasti confinati alle comunicazioni telefoniche e ai social.
L’uomo avrebbe iniziato a seguire la quarantunenne per strada e a presentarsi ripetutamente sotto il palazzo in cui vive, tentando di stabilire un contatto diretto.
In diverse occasioni avrebbe anche suonato al citofono dell’appartamento, insistendo affinché la donna gli aprisse la porta.
Tra le frasi rivolte alla vittima figurerebbe anche: «Se mi apri parliamo e poi facciamo il resto».
Le continue richieste, unite alla presenza dell’uomo nei pressi dell’abitazione, avrebbero provocato nella donna un crescente stato di paura.
Di fronte all’insistenza dei comportamenti e al mancato rispetto della sua volontà di interrompere ogni contatto, la quarantunenne ha deciso di chiedere aiuto alle forze dell’ordine.
L’intervento della Polizia e l’arresto in flagranza
La richiesta di intervento è arrivata dopo l’ennesimo episodio nei pressi dell’abitazione della donna.
Gli agenti della Polizia di Stato sono intervenuti per verificare quanto stesse accadendo e porre fine alla situazione. Tuttavia, secondo la ricostruzione, la presenza delle forze dell’ordine non sarebbe bastata a far desistere il quarantunenne.
L’uomo avrebbe infatti continuato a mantenere un comportamento insistente, fino a determinare l’intervento degli agenti con l’arresto in flagranza all’esterno dello stabile.
Durante gli accertamenti, l’indagato avrebbe cercato di giustificare la propria presenza nella zona sostenendo che stava semplicemente rientrando a casa.
Una spiegazione legata alla vicinanza tra le due abitazioni, circostanza successivamente emersa anche durante l’udienza di convalida.
La ricostruzione complessiva dei fatti, tuttavia, ha portato all’adozione delle misure cautelari nei confronti dell’uomo.
Il caso davanti al tribunale: resta centrale la tutela della vittima
L’arresto ha segnato un passaggio importante in una vicenda iniziata con contatti sui social e proseguita, secondo l’accusa, attraverso una serie di condotte non desiderate.
Il tribunale ha disposto una misura finalizzata a impedire ulteriori avvicinamenti alla donna, ma la particolare collocazione delle abitazioni ha creato difficoltà rispetto all’utilizzo del braccialetto elettronico.
Il caso evidenzia anche la rilevanza giudiziaria dei comportamenti ripetuti dopo un rifiuto esplicito, soprattutto quando alle comunicazioni insistenti si aggiungono pedinamenti e presenze non desiderate nei luoghi frequentati dalla persona offesa.
La posizione del quarantunenne resta sottoposta agli accertamenti dell’autorità giudiziaria. La convalida dell’arresto e l’adozione delle misure cautelari non costituiscono una dichiarazione definitiva di colpevolezza, che potrà essere stabilita soltanto all’esito del procedimento penale.
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