Omicidio Paez a Olbia, in aula emergono nuove testimonianze

Nel processo in Assise a Sassari sulla morte dello chef argentino Miguel Angel Paez vengono ricostruiti anni di denunce e presunti episodi di violenza subiti dalla vittima

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La figura di Miguel Angel Paez emerge al centro del processo per il suo omicidio come quella di una persona che, negli anni precedenti alla morte, avrebbe denunciato una serie di episodi di soprusi, furti e aggressioni. Il procedimento in corso davanti alla Corte d’Assise di Sassari riguarda la morte dello chef argentino, trovato senza vita nella sua abitazione di via Marche a Olbia il 3 febbraio 2024.

Sul banco degli imputati ci sono Michael Brundu, 24 anni, Alex Russo, 22 anni, e Giuliano Petta, 54 anni, tutti residenti a Olbia. I tre sono accusati di omicidio volontario aggravato in relazione alla morte di Paez, secondo l’impostazione accusatoria della procura.

Durante l’istruttoria stanno emergendo diversi aspetti legati alla vita della vittima e alle circostanze che hanno preceduto il delitto. Secondo la pm Noemi Mancini, il 54enne sarebbe stato ucciso con modalità particolarmente violente e lasciato agonizzante all’interno della propria abitazione.

La difesa degli imputati, invece, ha chiesto ulteriori approfondimenti sulle persone che avrebbero avuto accesso alla casa della vittima in precedenti occasioni e sulla ricostruzione completa degli eventi. In particolare, gli avvocati hanno posto l’attenzione sulla presenza di un altro soggetto, un uomo di Olbia, che sarebbe comparso insieme a due degli attuali imputati prima dell’omicidio, ma che non risulta coinvolto nel procedimento.

Nel dibattimento è stata inoltre ricostruita la situazione vissuta da Paez negli anni attraverso le denunce presentate per episodi di furti, aggressioni e presunte angherie. Documenti acquisiti agli atti hanno riportato le segnalazioni effettuate dalla vittima nei confronti di persone rimaste, secondo quanto emerso, non identificate.

Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche alcuni investigatori dell’Arma dei carabinieri, che hanno illustrato elementi raccolti durante le indagini. Tra questi, la presenza di tracce di sangue della vittima sulle scarpe di Michael Brundu, un dato acquisito nell’ambito degli accertamenti tecnici.

L’attività investigativa e il confronto tra accusa e difesa stanno quindi ricostruendo non solo la notte dell’omicidio, ma anche il contesto sociale e personale nel quale viveva Miguel Angel Paez. La vittima viene descritta attraverso le testimonianze e gli atti processuali come una persona che aveva più volte segnalato episodi problematici nella propria quotidianità.

Il processo dovrà ora proseguire con ulteriori udienze dedicate all’esame degli elementi raccolti e delle diverse ricostruzioni proposte dalle parti. La Corte d’Assise sarà chiamata a valutare le responsabilità degli imputati sulla base delle prove emerse nel corso del dibattimento.

Al centro del procedimento rimane la morte dello chef argentino, avvenuta nella sua abitazione di via Marche, e la necessità di chiarire la dinamica dell’aggressione, le responsabilità individuali e il ruolo delle persone eventualmente coinvolte nella vicenda.

Le prossime fasi processuali saranno decisive per approfondire gli aspetti ancora oggetto di confronto tra accusa e difese, comprese le circostanze relative alle presenze all’interno dell’abitazione della vittima prima e durante i fatti contestati.

Redazione

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