La crisi della sanità in Sardegna torna al centro del dibattito politico e scientifico dopo la pubblicazione di uno studio firmato da Armando Bartolazzi, ex assessore regionale della Sanità nella Giunta guidata da Alessandra Todde. Nel documento, apparso sulla rivista internazionale Frontiers in Public Health nell’agosto 2026, vengono individuati diversi elementi che, secondo l’autore, avrebbero contribuito al progressivo deterioramento del servizio sanitario regionale. Tra questi figurano le difficoltà legate all’insularità, le decisioni politiche in materia sanitaria, le carenze organizzative e alcuni aspetti culturali della società sarda.
Il lavoro, intitolato Insularity, character traits and local political interference: the pivotal players of the Sardinia regional health service’s progressive decline, propone un’analisi delle problematiche strutturali che interessano il sistema sanitario dell’isola. Bartolazzi considera la Sardegna un contesto particolarmente interessante per esaminare le difficoltà dei servizi sanitari regionali, arrivando a definirla un possibile laboratorio per individuare le cause che possono compromettere il funzionamento dell’assistenza pubblica.
Nell’analisi, l’ex assessore mette in relazione fattori geografici, storici, sociali e amministrativi, sostenendo che il loro intreccio avrebbe contribuito a generare le attuali criticità.
I ritardi dell’assistenza e il ricorso alle cure fuori dall’isola
Uno dei punti centrali dello studio riguarda i risultati ottenuti dalla sanità sarda nelle principali valutazioni nazionali. Bartolazzi richiama le analisi dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e della Fondazione Gimbe, dalle quali emergerebbe una posizione particolarmente difficile della Sardegna rispetto alla capacità di garantire prestazioni e livelli di assistenza adeguati.
Tra gli indicatori considerati vengono citati la mobilità sanitaria passiva, le difficoltà nell’erogazione di interventi chirurgici ad alta complessità, le attese per alcune prestazioni ospedaliere e la persistente insufficienza degli organici.
Un fenomeno particolarmente significativo è rappresentato dalla necessità, per numerosi pazienti, di lasciare la Sardegna per ricevere cure specialistiche. Il ricorso alle strutture della penisola evidenzierebbe, secondo l’autore, le difficoltà del sistema regionale nel rispondere autonomamente a una parte della domanda sanitaria.
La condizione geografica dell’isola costituisce un ulteriore elemento di complicazione. Le distanze, i collegamenti interni e le difficoltà negli spostamenti renderebbero infatti più complessa l’organizzazione di una rete assistenziale capace di garantire servizi omogenei a tutta la popolazione.
Ospedali frammentati e risorse insufficienti
Particolarmente critica è la valutazione del modello ospedaliero attualmente presente sul territorio. Bartolazzi descrive una rete caratterizzata da numerose strutture locali, spesso prive di un coordinamento efficace, con servizi che si sovrappongono e funzioni distribuite in maniera frammentaria.
Secondo l’ex assessore, questa impostazione avrebbe contribuito a disperdere ulteriormente le risorse professionali, già insufficienti rispetto alle necessità del sistema sanitario regionale.
Le conseguenze sarebbero particolarmente evidenti negli ospedali periferici, dove la mancanza di medici specialisti e personale infermieristico renderebbe difficile assicurare un’offerta sanitaria completa. Al contrario, le strutture maggiori di Cagliari e Sassari continuerebbero a rappresentare i principali punti di riferimento per la gestione dei casi più complessi provenienti dalle altre zone dell’isola.
Il problema, nella ricostruzione proposta da Bartolazzi, non riguarderebbe soltanto il numero degli ospedali, ma soprattutto la loro capacità di lavorare all’interno di un sistema integrato.
L’assenza di una rete ospedaliera realmente coordinata, unita alle carenze di personale e alle difficoltà dei trasporti, avrebbe trasformato problematiche strutturali in un’emergenza sempre più difficile da gestire.
La riorganizzazione delle Asl e le responsabilità della politica
Un altro capitolo dello studio è dedicato alle trasformazioni amministrative che hanno interessato la sanità regionale negli ultimi anni. Bartolazzi ricostruisce il passaggio dal modello dell’Ats unica al ripristino delle otto aziende sanitarie locali, soffermandosi sulle conseguenze organizzative della redistribuzione delle competenze.
A suo giudizio, il ritorno a una gestione articolata su più aziende avrebbe determinato difficoltà anche sul piano amministrativo, soprattutto per quanto riguarda il trasferimento delle risorse umane precedentemente concentrate a livello centrale.
L’ex assessore collega questa situazione ai ritardi nella predisposizione dei documenti contabili. In particolare, sostiene che le difficoltà nella ricollocazione del personale amministrativo avrebbero impedito alle Asl di presentare nei tempi previsti i bilanci relativi al periodo 2022-2024, provocando ripercussioni sulla gestione e sulla programmazione delle attività.
Nel documento viene ricordata anche la legge regionale approvata nel 2025, finalizzata a intervenire sull’organizzazione sanitaria e a rafforzare la medicina territoriale. Una parte del provvedimento è stata però contestata dal Governo e successivamente dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale.
La riflessione si conclude con un riferimento diretto alle tensioni politiche che continuano a interessare le aziende sanitarie. Per Bartolazzi, le dispute tra partiti e le controversie sulla governance delle Asl rappresentano un ulteriore ostacolo alla stabilità del sistema.
Le affermazioni sulla genetica e sull’identità dei sardi
La parte più controversa della pubblicazione riguarda il tentativo di collegare alcuni tratti della popolazione sarda alle difficoltà del sistema sanitario regionale.
Bartolazzi introduce il concetto di cosiddetta reticenza coloniale, descrivendolo come un atteggiamento che sarebbe maturato nel corso dei secoli attraverso le esperienze di colonizzazione, sfruttamento delle risorse e adattamento alle condizioni storiche e politiche dell’isola.
L’autore affronta inoltre il rapporto tra patrimonio genetico, ambiente e caratteristiche della personalità, sostenendo che questi elementi possano interagire nella formazione dei comportamenti individuali e collettivi.
Tra gli aspetti menzionati compaiono introversione, aggressività, permalosità e pensiero divergente. Secondo la ricostruzione proposta nello studio, tali caratteristiche, insieme alle condizioni geografiche e alle scelte amministrative, contribuirebbero a delineare il contesto nel quale si è sviluppata la crisi della sanità sarda.
Si tratta di considerazioni che hanno immediatamente sollevato interrogativi e contestazioni, soprattutto per il riferimento a presunte predisposizioni genetiche associate a caratteristiche caratteriali di un’intera popolazione.
Il collegamento tra genetica e comportamenti collettivi rappresenta infatti il passaggio più delicato dello studio, anche per le possibili implicazioni sul piano culturale e sociale.
Michele Pais attacca l’ex assessore: «Considerazioni offensive»
Le conclusioni di Bartolazzi hanno provocato la reazione dell’ex presidente del Consiglio regionale Michele Pais, che ha contestato duramente le affermazioni contenute nella pubblicazione scientifica.
L’esponente del centrodestra ha definito offensive le considerazioni rivolte alla popolazione sarda, soffermandosi in particolare sui riferimenti alla genetica e ai tratti caratteriali. Secondo Pais, associare caratteristiche come aggressività, permalosità e introversione al patrimonio genetico dei cittadini dell’isola significherebbe riproporre stereotipi che richiamano periodi storici segnati da pregiudizi e discriminazioni.
La critica politica riguarda anche il ruolo ricoperto in passato da Bartolazzi all’interno della Giunta Todde. Pais sottolinea infatti che da un assessore chiamato a guidare la sanità regionale ci si sarebbe aspettati maggiore attenzione alle difficoltà dei cittadini, alle richieste dei pazienti e alle esigenze delle persone più fragili.
Nel suo intervento, l’ex presidente dell’Assemblea legislativa richiama anche la fibromialgia, contestando i passaggi dello studio che, a suo giudizio, risulterebbero particolarmente inappropriati nei confronti delle persone che convivono con questa patologia.
Pais respinge inoltre qualsiasi tentativo di attribuire le difficoltà della sanità regionale a presunte caratteristiche genetiche della popolazione, sostenendo che le responsabilità del sistema debbano essere ricercate nelle scelte amministrative e politiche, non nell’identità dei cittadini.
La polemica si sposta infine sulla presidente della Regione Alessandra Todde, alla quale viene chiesto di prendere posizione sulle dichiarazioni dell’ex componente della sua Giunta.
Il dibattito riporta così l’attenzione sulle condizioni del servizio sanitario isolano, tra problemi strutturali, carenze di personale, riforme amministrative e difficoltà nell’assicurare prestazioni adeguate in tutto il territorio. Una discussione che, dopo la pubblicazione dello studio, si è ulteriormente ampliata, coinvolgendo non soltanto il futuro dell’organizzazione sanitaria, ma anche il rapporto tra politica, ricerca scientifica e identità della popolazione sarda.
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