Bonus spopolamento in Sardegna, la Regione cambia le regole dopo il ricorso al Tar

Una famiglia dell'Alta Gallura ottiene il ripristino del contributo da 600 euro mensili per figlio. La Regione supera l'interpretazione restrittiva sulle domande presentate dopo il primo anno di età del bambino. Il caso potrebbe avere conseguenze importanti per numerose famiglie sarde

olbia

Una decisione destinata ad avere conseguenze importanti per le famiglie che scelgono di vivere nei piccoli comuni della Sardegna. La Regione ha modificato la propria interpretazione dei requisiti per accedere al bonus spopolamento, eliminando la limitazione che impediva di ottenere il contributo quando la domanda veniva presentata dopo il compimento del primo anno di età del figlio.

Il cambiamento è arrivato in seguito alla vicenda giudiziaria avviata da una famiglia dell’Alta Gallura, che si era vista revocare il sostegno economico nonostante il trasferimento della residenza in un comune con circa 2.500 abitanti.

La Direzione generale delle Politiche sociali ha rettificato la precedente posizione prima che il Tribunale amministrativo regionale si pronunciasse sul ricorso. Una scelta che rappresenta un risultato significativo non soltanto per i diretti interessati, ma anche per altri nuclei familiari che potrebbero trovarsi in condizioni analoghe.

Come funziona il bonus spopolamento da 600 euro al mese

L’assegno di natalità, conosciuto anche come bonus spopolamento, rientra tra le misure adottate dalla Regione Sardegna per contrastare il progressivo calo demografico dei territori meno popolati.

L’incentivo economico è rivolto alle famiglie che risiedono o decidono di trasferirsi nei comuni sardi con una popolazione non superiore a 5.000 abitanti, con l’obiettivo di favorire la permanenza e l’insediamento di nuclei familiari nei piccoli centri.

Il contributo previsto è di 600 euro mensili per figlio, una somma che può rappresentare un sostegno concreto per affrontare le spese quotidiane legate alla crescita dei bambini.

La misura assume particolare rilevanza nelle aree interne dell’Isola, dove la diminuzione della popolazione, l’invecchiamento dei residenti e la riduzione delle nascite costituiscono problemi sempre più evidenti.

Proprio per questo motivo, l’interpretazione delle condizioni di accesso al beneficio riveste un ruolo fondamentale per le famiglie interessate.

La vicenda della famiglia gallurese e la revoca del contributo

All’origine del cambiamento di posizione della Regione si trova il caso di una coppia con un bambino di tre anni, trasferitasi in un piccolo centro dell’Alta Gallura.

Dopo aver ottenuto il bonus, la famiglia aveva ricevuto una comunicazione che disponeva la revoca del beneficio. Secondo l’interpretazione inizialmente adottata dagli uffici regionali, la richiesta era stata presentata oltre il termine consentito, perché il bambino aveva già superato il primo anno di età.

Una circostanza che aveva determinato la perdita del sostegno economico e alimentato ulteriori preoccupazioni.

Oltre all’interruzione dei pagamenti, infatti, i genitori temevano di dover restituire le somme già ricevute. Una prospettiva particolarmente pesante per un nucleo familiare che aveva scelto di stabilirsi in un piccolo comune, proprio in linea con gli obiettivi della politica regionale contro lo spopolamento.

La situazione aveva quindi spinto la coppia a rivolgersi alla giustizia amministrativa per contestare il provvedimento.

Il ricorso dell’avvocato Alberto Piccinnu davanti al Tar

A rappresentare la famiglia è stato l’avvocato Alberto Piccinnu, che ha impugnato la revoca davanti al Tribunale amministrativo regionale.

Al centro della contestazione si trovava la legittimità del limite temporale applicato dall’amministrazione.

Secondo quanto sostenuto dal legale nel ricorso, la condizione che escludeva le domande presentate dopo il primo compleanno del bambino sarebbe stata introdotta illegittimamente.

La controversia riguardava dunque un aspetto essenziale: la possibilità per l’amministrazione di applicare un’interpretazione restrittiva tale da impedire l’accesso al contributo a famiglie che avevano trasferito la propria residenza in comuni destinatari della misura.

Prima ancora della decisione dei giudici amministrativi, la Regione Sardegna ha rivisto il proprio orientamento, superando la limitazione contestata.

Il passo indietro dell’amministrazione ha modificato sostanzialmente il quadro della controversia, facendo venir meno il presupposto sul quale era stata disposta la revoca del beneficio.

Cosa cambia per le altre famiglie sarde

La rettifica della Direzione generale delle Politiche sociali potrebbe assumere un’importanza che va oltre il singolo procedimento.

Il superamento dell’esclusione automatica legata al primo anno di età del bambino apre infatti nuove prospettive per le famiglie che avevano presentato domanda successivamente a tale soglia.

La vicenda interessa soprattutto i nuclei familiari trasferitisi nei piccoli centri della Sardegna e che potrebbero aver incontrato difficoltà nell’ottenimento dell’assegno a causa della medesima interpretazione amministrativa.

Occorre tuttavia distinguere il cambiamento di orientamento regionale dall’accertamento definitivo dei diritti dei singoli richiedenti. La rettifica non equivale automaticamente al riconoscimento del contributo per qualsiasi domanda precedentemente esclusa, poiché restano da verificare gli altri requisiti previsti dalla disciplina applicabile.

Il caso gallurese rappresenta comunque un passaggio significativo nell’applicazione di una misura economica pensata per incentivare la residenza nei territori maggiormente esposti al declino demografico.

La Regione fa marcia indietro, ma resta attesa la sentenza del Tar

Nonostante la revisione della posizione regionale, la vicenda giudiziaria non viene considerata conclusa dal legale della famiglia.

L’avvocato Alberto Piccinnu intende ottenere comunque un pronunciamento del Tar, affinché la questione venga esaminata anche sotto il profilo giuridico.

L’interesse per una decisione dei giudici risiede nella possibilità di chiarire definitivamente la controversia relativa al requisito temporale contestato, anche alla luce delle conseguenze che un’interpretazione restrittiva potrebbe avere prodotto su altri richiedenti.

La vicenda evidenzia inoltre l’importanza della corretta applicazione delle misure regionali destinate a sostenere la natalità e contrastare lo spopolamento.

Per numerose famiglie sarde, il bonus da 600 euro mensili per figlio rappresenta un incentivo economico rilevante nella scelta di trasferirsi o continuare a vivere nei comuni più piccoli dell’Isola.

La rettifica della Regione segna dunque un cambiamento importante nell’interpretazione dei criteri di accesso, mentre l’eventuale pronunciamento del Tribunale amministrativo potrà fornire ulteriori chiarimenti sulla legittimità della precedente esclusione.

Redazione

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