Spopolamento, Salaris: “La Sardegna deve diventare una regione in cui conviene restare”

Il consigliere regionale dei Riformatori critica gli incentivi fino a 30mila euro per chi si trasferisce nell’Isola e chiede di puntare su servizi, lavoro stabile e sviluppo economico.

Contrastare lo spopolamento della Sardegna non attraverso incentivi destinati a chi decide di trasferirsi nell’Isola, ma intervenendo sulle condizioni che spingono residenti e giovani ad andarsene. È la posizione espressa da Aldo Salaris, consigliere regionale dei Riformatori, dopo l’annuncio della Giunta guidata da Alessandra Todde sui nuovi contributi destinati agli under 40.

La misura regionale prevede contributi fino a 30mila euro per chi sceglie di stabilire la propria residenza in Sardegna per lavorare o avviare un’attività. L’importo base previsto è di 20mila euro, mentre il contributo può salire a 30mila per chi trasferisce la propria residenza in un Comune con meno di 5mila abitanti.

Il provvedimento riguarda anche chi ha trasferito la residenza nel corso del 2026 e prevede un vincolo di permanenza di almeno cinque anni.

Salaris: intervenire sulle cause dello spopolamento

Secondo Salaris, però, la strategia contro il calo demografico dovrebbe partire dalle ragioni che spingono le persone a lasciare la Sardegna.

“La Giunta regionale annuncia lo stanziamento di 56 milioni di euro a contributi fino a 30.000 euro per chi trasferisce la residenza in Sardegna, sottraendo risorse a investimenti strutturali che potrebbero creare lavoro stabile, migliorare i servizi e rendere l’Isola davvero attrattiva”.

Il consigliere dei Riformatori ritiene quindi che gli incentivi economici non possano rappresentare da soli una risposta strutturale al problema.

“Noi siamo convinti che lo spopolamento si contrasti intervenendo sulle ragioni che spingono le persone a lasciare la Sardegna, non pagando perché qualcuno vi faccia ritorno. L’obiettivo di un’amministrazione regionale deve essere creare le condizioni perché le persone possano vivere, lavorare e costruire qui il proprio futuro”.

Sanità e servizi nei territori più fragili

Tra le priorità indicate da Salaris c’è innanzitutto la sanità.

Il consigliere richiama i dati Agenas relativi alle prime visite specialistiche, secondo i quali la Sardegna avrebbe raggiunto il 64,3% di prestazioni erogate entro i tempi previsti, con un arretramento di quasi quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Nella sua valutazione, il dato evidenzia la necessità di rafforzare i servizi sanitari, soprattutto nei territori più fragili, dove la difficoltà di accesso all’assistenza può contribuire a rendere meno attrattiva la permanenza dei residenti.

Lavoro stabile oltre la stagionalità

Altro elemento centrale della strategia proposta dai Riformatori è il lavoro.

Salaris pone l’accento sulla necessità di ridurre la dipendenza dalla stagionalità, in particolare nel settore turistico, attraverso investimenti in comparti capaci di garantire occupazione durante tutto l’anno.

Tra le priorità vengono indicati agricoltura e allevamento, insieme alla valorizzazione del patrimonio ambientale attraverso Forestas e il potenziamento dei cantieri forestali.

L’obiettivo è trasformare le risorse presenti nell’Isola in opportunità economiche e occupazionali durature.

Infrastrutture, formazione e investimenti

La proposta dei Riformatori comprende anche interventi sulla formazione, sulle infrastrutture e sulla diversificazione dell’economia.

Secondo Salaris, occorre creare condizioni più favorevoli per chi vuole investire e avviare un’attività, anche attraverso la semplificazione delle procedure amministrative e il miglioramento dei collegamenti.

Il tema assume un peso particolare nei piccoli Comuni, maggiormente esposti al calo demografico.

“Non basta offrire 30.000 euro per trasferirsi in un paese sotto i 5.000 abitanti se mancano servizi, scuole, assistenza sanitaria e opportunità occupazionali. Il rischio è incentivare un trasferimento senza aver creato le condizioni per garantire una permanenza stabile”.

“Una regione in cui convenga restare”

La critica di Salaris riguarda anche l’equità nei confronti di chi ha già scelto di vivere e lavorare in Sardegna, contribuendo allo sviluppo delle comunità locali.

Secondo il consigliere, le risorse pubbliche dovrebbero sostenere non soltanto chi arriva nell’Isola, ma anche le imprese già presenti e chi crea occupazione stabile.

La strategia indicata punta quindi a un orizzonte di lungo periodo, nel quale contrasto allo spopolamento e sviluppo economico siano strettamente collegati.

“La Sardegna non dovrebbe pagare le persone perché tornino, ma diventare una regione in cui convenga restare, tornare e investire”, conclude Salaris.

Redazione

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