Un proscioglimento con formula dubitativa per Enrico Besta e Stefano Soro, dirigenti di “Ambiente Italia”, la società incaricata della gestione del servizio di conferimento dei rifiuti. È questa la richiesta avanzata ieri in tribunale dal pubblico ministero Paolo Piras nell’ambito del procedimento per la morte di Gianuario Derudas, l’operatore 43enne deceduto nell’ottobre 2021 all’interno dell’ecocentro comunale.
I due dirigenti sono imputati per omicidio colposo in relazione alla morte del lavoratore, rimasto schiacciato dal carrello elevatore che stava conducendo durante l’attività lavorativa. Il procedimento si concentra sulle eventuali responsabilità legate alle condizioni di utilizzo del mezzo e alle procedure di sicurezza adottate.
La richiesta del magistrato è arrivata dopo il deposito della perizia disposta dal giudice Paolo Bulla, incaricata di chiarire alcuni aspetti tecnici fondamentali per il processo. In particolare, l’accertamento riguardava due questioni: il possibile mancato controllo sull’utilizzo delle cinture di sicurezza da parte dell’operatore e l’impiego del muletto in una zona con una pendenza che, secondo alcune ipotesi iniziali, avrebbe potuto non essere compatibile con le indicazioni del manuale tecnico.
Secondo quanto emerso dalla relazione del consulente, non sarebbero state riscontrate irregolarità nei due ambiti oggetto di verifica. Un elemento che ha avuto un ruolo centrale nel corso dell’udienza e nelle valutazioni delle parti.
La perizia tecnica non ha evidenziato violazioni relative alle procedure di sicurezza contestate, circostanza richiamata dalla difesa dei due dirigenti. L’avvocato Massimo Pellicciotta, che assiste Besta e Soro, ha infatti chiesto l’assoluzione piena dei propri assistiti, sostenendo l’assenza di elementi tali da attribuire loro responsabilità penali.
Il procedimento nasce dall’incidente avvenuto nell’ecocentro comunale nell’ottobre del 2021, quando Gianuario Derudas perse la vita durante le operazioni con un carrello elevatore. La tragedia aveva portato all’apertura di un’indagine per accertare eventuali responsabilità nella gestione della sicurezza sul luogo di lavoro.
Nel corso dell’inchiesta sono stati analizzati diversi aspetti tecnici e organizzativi legati all’attività svolta nell’impianto, con particolare attenzione alle modalità operative e alle condizioni nelle quali veniva utilizzato il mezzo coinvolto nell’incidente.
La decisione finale spetterà ora al giudice, che dovrà valutare gli elementi raccolti nel corso del procedimento, comprese le conclusioni della consulenza tecnica e le argomentazioni presentate dalle parti.
Il processo dovrà stabilire se sussistano responsabilità penali a carico dei due dirigenti oppure se gli elementi emersi non siano sufficienti per sostenere un’accusa nei loro confronti.
La vicenda resta legata alla necessità di chiarire ogni aspetto dell’incidente costato la vita al 43enne Gianuario Derudas, mentre il dibattimento ha concentrato l’attenzione sulle procedure di sicurezza e sull’utilizzo del mezzo operativo coinvolto.
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