Morti sul lavoro, piccoli segnali incoraggianti in Sardegna

Nel 2025 l'Isola torna in zona gialla dopo l'incremento degli incidenti mortali nel 2024

La Sardegna è tra le regioni (insieme ad Abruzzo, Basilicata, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta) dove nei primi due mesi del 2026 non si registrano vittime sul lavoro.

E’ uno dei dati che emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio VEGA sugli infortuni sul lavoro, relativo ai dati definitivi del 2025. Lo studio, inoltre, rileva anche gli eventi tragici accaduti nei primi due mesi di quest’anno.

Nel 2025 la Sardegna ha fatto registrare un’incidenza medio-bassa delle morti sul lavoro. Il report colloca la Sardegna in zona gialla, cioè sotto la media nazionale, insieme a Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Abruzzo, Toscana e Molise. Nell’Isola l’incidenza media è stata di 30,4 (riferito alle morti, escluse quelle in itinere, ogni milione di lavoratori).

La Sardegna negli ultimi anni è stata inserita sempre nella zona gialla, ad eccezione del 2024, quando con un indice medio di 45,6 l’Isola è andata in zona rossa.

Il livello di sicurezza va considerato almeno nel medio periodo. Ecco perché il dato sulle mancati morti in Sardegna nei primi due mesi dell’anno non autorizza ad abbassare la guardia.

I dati nazionali

I dati e le incidenze di mortalità, elaborati dall’Osservatorio Vega negli anni, consentono una lettura costante dell’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia. Nell’ultimo quadriennio, dal 2022 al 2025, sono 4.314 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia, un dato che evidenzia una lieve riduzione rispetto al quadriennio 2021-2024, senza però un miglioramento sostanziale dell’incidenza del fenomeno.

Il settore delle Costruzioni si conferma quello più colpito, con 585 vittime, seguito da Trasporti e Magazzinaggio e Attività Manifatturiere. Le aree in cui si registra il rischio più elevato restano quelle del Centro e del Sud: Basilicata e Umbria risultano stabilmente tra le regioni più critiche dell’ultimo quadriennio, mentre Lazio e Lombardia, pur essendo tra le regioni con più occupati, mantengono incidenze inferiori alla media nazionale.

Gli aspetti più preoccupanti riguardano la vulnerabilità di alcune categorie: gli over 65 risultano la fascia più esposta, i lavoratori stranieri registrano un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani sia in occasione di lavoro sia in itinere, mentre gli uomini presentano tassi di incidenza significativamente superiori rispetto alle donne.

“Il dato più significativo – sottolinea il presidente dell’Osservatorio Vega, Mauro Rossato – è che il rischio non si distribuisce in modo uniforme nella penisola. Questo impone la necessità di politiche di prevenzione mirate e continuative, capaci di intervenire sulle fragilità specifiche dei territori e delle categorie di lavoratori più esposte.”

Redazione

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