La recrudescenza del virus West Nile riaccende l’allarme sanitario a Oristano, dove il Comitato Sa Rodia denuncia da anni la presenza di risaie a ridosso del centro urbano. L’ultima ondata di contagi – con 24 casi accertati nel 2025, di cui 11 attualmente ricoverati e un decesso – ha spinto i cittadini a presentare un esposto formale a Prefetto, Regione e Comune. La richiesta è chiara: eliminare le coltivazioni nelle aree urbane, istituire zone di rispetto e avviare una disinfestazione su larga scala.
Secondo il portavoce del Comitato, Luciano Cariccia, le risaie sono vere e proprie “incubatrici di zanzare infette” e rappresentano un pericolo diretto per migliaia di residenti. Le critiche si concentrano anche sulla gestione delle emergenze sanitarie: “Non si può chiedere ai cittadini di eliminare l’acqua stagnante nei sottovasi e poi tollerare intere aree agricole allagate accanto a ospedali, scuole e impianti sportivi”, denuncia Cariccia.
I nuovi casi registrati – una ultraottantenne di Ardauli e un ultrasettantenne di Cabras, entrambi ricoverati all’ospedale San Martino – confermano che il virus continua a circolare attivamente nel territorio oristanese. L’Azienda sanitaria locale ha precisato che gli altri pazienti colpiti sono stati dimessi, ma il quadro resta preoccupante.
Il Comitato Sa Rodia insiste sulla necessità di interventi strutturali, ritenendo insufficiente l’attuale strategia fondata su misure tampone. La presenza di risaie urbane viene indicata come un fattore di rischio sistemico, che mette in discussione la reale tutela del diritto alla salute. Il timore dei cittadini è che l’aumento dei casi sia solo l’inizio di un’ondata più ampia, favorita anche dalle temperature elevate e dalla presenza costante di acqua stagnante.
La vicinanza delle coltivazioni alle abitazioni, all’ospedale San Martino e ad altri luoghi sensibili, come impianti sportivi e scuole, viene indicata come una grave falla nel sistema di prevenzione. Il Comitato chiede che le istituzioni passino dalle parole ai fatti, mettendo in atto politiche ambientali e urbanistiche coerenti con l’emergenza in corso.
L’appello alle autorità è forte: servono interventi immediati e risolutivi, non solo per fronteggiare l’emergenza attuale, ma per prevenire nuovi focolai nei prossimi anni. In attesa di risposte ufficiali, i residenti continuano a vivere con il timore costante di un’infezione che, pur essendo raramente letale, può avere conseguenze gravi, soprattutto nelle fasce più fragili della popolazione.
Intanto, prosegue la mobilitazione civica per chiedere la messa in sicurezza delle aree agricole limitrofe alla città, nella speranza che la salute pubblica venga finalmente considerata una priorità non negoziabile.
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