Omicidio di Mario Sedda a Porto Torres, condanna a 17 anni per Emanuele Sircana

Il Tribunale per i minorenni riconosce la responsabilità del giovane per la morte del poeta 39enne. La sorella della vittima esprime amarezza per la sentenza, mentre la difesa annuncia il ricorso in appello

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Si è concluso con una condanna a 17 anni di reclusione il processo a carico di Emanuele Sircana, il giovane di Porto Torres accusato dell’omicidio di Mario Sedda, poeta di 39 anni trovato senza vita nell’aprile del 2021. La decisione è stata pronunciata dal Tribunale per i minorenni, competente a giudicare l’imputato perché all’epoca dei fatti non aveva ancora raggiunto la maggiore età.

Il collegio giudicante ha riconosciuto Sircana, oggi 21enne, colpevole di omicidio volontario, disponendo invece l’assoluzione con formula piena dall’accusa di vilipendio di cadavere. Nella determinazione della pena è stata attribuita prevalenza alle attenuanti legate alla minore età dell’imputato rispetto alle aggravanti di sevizie e crudeltà contestate dalla Procura.

La pena stabilita dai giudici è risultata inferiore rispetto alla richiesta avanzata dalla pubblica ministera Laura Bassani, che aveva sollecitato 26 anni e 10 mesi di reclusione.

Il dolore della famiglia dopo la sentenza

A esprimere la sofferenza dei familiari è stata Eleonora Sedda, sorella della vittima, che all’uscita dall’aula ha commentato la decisione giudiziaria con parole cariche di amarezza.

«Mario avrebbe perdonato, io non posso farlo: mio fratello è stato trucidato, chi l’ha ucciso si è accanito sul suo corpo».

Una dichiarazione che restituisce il dolore per una morte segnata da una violenza particolarmente brutale. La famiglia del poeta, assistita dagli avvocati Pietro Diaz e Costantino Biello, ha inoltre manifestato l’intenzione di intraprendere un’azione civile.

La vicenda giudiziaria, dunque, non si esaurirà necessariamente con il verdetto pronunciato in primo grado, anche alla luce delle iniziative annunciate dalle parti.

La ricostruzione dell’aggressione nei giardini di via Sassari

Il delitto risale alla notte tra il 29 e il 30 marzo 2021, quando Mario Sedda venne aggredito nei giardini di via Sassari, in una zona situata all’ingresso di Porto Torres.

Secondo la ricostruzione investigativa, il poeta sarebbe stato colpito ripetutamente con pugni, calci e pietre. L’aggressione sarebbe proseguita anche quando il trentanovenne si trovava ormai in condizioni di incoscienza, senza alcuna possibilità di opporre resistenza.

Il corpo fu scoperto il 1° aprile 2021, circa due giorni dopo l’omicidio. Durante gli accertamenti venne rilevato un particolare significativo per le indagini: una parte della lama di un coltello in ceramica, spezzatasi, era rimasta conficcata nello zigomo della vittima.

Le condizioni in cui venne ritrovato il cadavere contribuirono a delineare un quadro di estrema violenza, successivamente al centro degli approfondimenti investigativi e del procedimento penale.

La testimonianza decisiva e la versione dell’imputato

Uno degli elementi centrali dell’accusa è stato rappresentato dalla deposizione di un testimone, al quale Sircana avrebbe confidato di essere stato l’autore dell’omicidio.

L’imputato, tuttavia, ha sempre respinto ogni responsabilità per la morte del poeta, sostenendo la propria innocenza anche attraverso dichiarazioni spontanee rese durante il dibattimento.

Sircana ha riconosciuto di essersi trovato nei giardini insieme a Mario Sedda e a un’altra persona, ma ha fornito una ricostruzione degli avvenimenti differente da quella sostenuta dall’accusa.

Secondo la sua versione, avrebbe assistito a un litigio tra il poeta e l’altro giovane presente. Nel corso della discussione sarebbe intervenuto per sottrarre un coltello dalle mani di quest’ultimo, gettandolo lontano prima di allontanarsi dalla zona.

Una ricostruzione che la difesa ha continuato a sostenere nel corso del processo, contestando la solidità del quadro indiziario posto alla base dell’imputazione.

La difesa prepara il ricorso contro la condanna

L’avvocata Alessandra Delrio, legale di Emanuele Sircana, ha ribadito dopo la lettura del dispositivo la posizione difensiva, confermando che il giovane continua a dichiararsi estraneo all’omicidio.

«Continuiamo a proclamare l’innocenza di Emanuele, come lui stesso ha sostenuto in aula», ha affermato la legale.

Durante il procedimento la difesa aveva chiesto l’assoluzione piena dell’imputato e, in via subordinata, un’assoluzione per insufficienza delle prove, ritenendo che gli elementi raccolti non fossero adeguati a sostenere una pronuncia di colpevolezza.

La sentenza sarà impugnata in appello, secondo quanto annunciato dalla difesa, dopo il deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni dalla decisione.

Il procedimento potrebbe quindi proseguire davanti ai giudici di secondo grado, chiamati a riesaminare gli aspetti della vicenda contestati dai legali dell’imputato.

Le conseguenze giudiziarie del caso Mario Sedda

La condanna rappresenta un passaggio importante nella vicenda giudiziaria legata alla morte del poeta di Porto Torres, ma non costituisce ancora una decisione definitiva.

Da una parte, il Tribunale per i minorenni ha riconosciuto la responsabilità penale di Sircana per omicidio volontario, applicando una pena di 17 anni. Dall’altra, la difesa ha annunciato la volontà di contestare il verdetto, mentre i familiari della vittima intendono proseguire la propria iniziativa sul piano civile.

Il deposito delle motivazioni della sentenza sarà il prossimo passaggio determinante, perché consentirà alle parti di conoscere nel dettaglio le valutazioni compiute dal collegio giudicante sugli elementi di prova, sulle circostanze del delitto e sulla quantificazione della pena.

Resta al centro della vicenda la morte di Mario Sedda, ucciso a 39 anni in un’aggressione avvenuta in uno spazio pubblico della sua città, e il percorso giudiziario avviato per accertare le responsabilità di quanto accaduto.

Redazione

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