Cannabis nelle campagne di Orani, quattro condanne al tribunale di Nuoro
Si è concluso con quattro condanne il procedimento giudiziario relativo alla maxi piantagione di cannabis scoperta nelle campagne di Orani, in provincia di Nuoro. L’operazione dei carabinieri aveva portato alla luce un’estesa coltivazione, considerata dagli investigatori tra le più grandi mai individuate sul territorio nazionale.
La giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Nuoro, Alessandra Ponti, ha pronunciato le sentenze al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato, richiesto dai difensori degli imputati.
I quattro uomini erano stati arrestati nel gennaio scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Nuoro, nell’ambito di un’indagine relativa alla produzione di sostanze stupefacenti.
L’accusa contestata era quella di produzione in concorso di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dell’ingente quantità.
Al centro dell’inchiesta figuravano due terreni agricoli e alcuni capannoni situati in località Ispodilo, dove i militari avevano individuato migliaia di piante di cannabis, oltre a materiale già raccolto e destinato all’essiccazione.
Tutti i nomi dei quattro condannati e le pene inflitte
Le condanne stabilite dal tribunale di Nuoro riguardano quattro uomini, con pene comprese tra tre anni e quattro mesi e cinque anni di reclusione.
| Condannato | Età | Provenienza | Pena |
|---|---|---|---|
| Fabiano Benzi | 29 anni | Ghilarza, residente a Silanus | 5 anni |
| Giuseppe Marrone | 23 anni | Buddusò | 5 anni |
| Gonario Morittu | 34 anni | Orani | 3 anni e 10 mesi |
| Pietro Noli | 53 anni | Orani | 3 anni e 4 mesi |
Gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Francesco Lai, Milena Patteri, Marco Piredda e Lorenzo Simonetti.
Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, modalità processuale prevista dall’ordinamento italiano che consente di definire il giudizio sulla base degli atti disponibili, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
La decisione della giudice riguarda il primo esito giudiziario riportato nella vicenda. Non sono disponibili informazioni sull’eventuale presentazione di impugnazioni.
Oltre 40mila piante e 13mila in essiccazione: i numeri del sequestro
Le dimensioni della coltivazione avevano attirato particolare attenzione già durante le indagini.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nelle campagne di Orani erano state individuate oltre 40mila piante di cannabis, alle quali si aggiungevano circa 13mila esemplari conservati in fase di essiccazione.
Il materiale sequestrato avrebbe raggiunto un peso complessivo di circa 3,5 tonnellate.
La quantità era stata considerata eccezionale anche in rapporto ai dati nazionali relativi ai sequestri di canapa.
Le verifiche effettuate dagli inquirenti avevano inoltre riguardato il contenuto di principio attivo delle piante, elemento determinante per valutare la rilevanza penale della coltivazione.
Non tutte le piante presenti nei terreni, infatti, avevano mostrato le stesse caratteristiche.
Una parte della coltivazione presentava valori inferiori ai limiti previsti dalla normativa, mentre un’altra parte aveva evidenziato concentrazioni superiori alle soglie consentite.
Due terreni e capannoni agricoli in località Ispodilo
L’operazione dei carabinieri si era concentrata nella località Ispodilo, nel territorio comunale di Orani, dove era stata individuata un’ampia coltivazione distribuita su due appezzamenti.
Le prime attività di osservazione risalivano al luglio 2025, quando i militari avevano iniziato a monitorare l’area.
Secondo la ricostruzione investigativa, uno dei terreni ospitava circa 10mila piante di cannabis, risultate caratterizzate da valori di principio attivo inferiori alla soglia prevista dalla legge.
Nel secondo appezzamento erano state invece individuate circa 25mila piante con valori superiori ai limiti consentiti.
Le verifiche non si erano fermate ai campi.
All’interno di due capannoni situati nelle vicinanze, i carabinieri avevano scoperto 13mila piante in essiccazione, oltre a nove chilogrammi di cannabis già confezionata in scatole.
I capannoni appartenevano a un’azienda agricola di proprietà di Pietro Noli, uno dei quattro uomini successivamente arrestati e condannati.
Secondo l’impostazione accusatoria, tutti gli imputati sarebbero stati coinvolti sia nella gestione della coltivazione più estesa sia nelle attività collegate alla cannabis conservata negli edifici agricoli.
Una produzione dal valore potenziale di 31 milioni di euro
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda le stime economiche elaborate sulla base della quantità di sostanza individuata.
Secondo i calcoli degli investigatori, il materiale sequestrato avrebbe potuto sviluppare circa 370 chilogrammi di principio attivo, se trasformato in sostanza destinata al mercato illegale.
Da questa quantità sarebbe stato possibile ricavare, secondo le stime riportate nell’inchiesta, circa 15 milioni di dosi.
Il valore commerciale potenziale era stato quantificato in 31 milioni di euro.
Si tratta di una valutazione teorica riferita all’eventuale immissione della sostanza sul mercato clandestino, non di un guadagno effettivamente realizzato.
La stima aveva contribuito a evidenziare le dimensioni dell’attività contestata agli imputati e il rilievo attribuito alla quantità di cannabis rinvenuta.
Il numero delle piante, il peso complessivo e la concentrazione di principio attivo erano stati quindi elementi centrali nella ricostruzione investigativa.
Il confronto con i sequestri in Sardegna e nel resto d’Italia
Le dimensioni della piantagione erano state confrontate anche con i dati statistici del Ministero dell’Interno relativi agli anni precedenti.
Secondo i dati richiamati nell’indagine, il numero di piante sequestrate a Orani corrispondeva a circa un quarto del quantitativo registrato in Sardegna nel 2024.
Il confronto con il dato nazionale risultava altrettanto significativo: la coltivazione individuata nel Nuorese rappresentava approssimativamente un sesto del numero di piante sequestrate in tutta Italia nello stesso anno.
La quantità risultava inoltre superiore al totale delle piante sequestrate nel 2024 in Calabria, regione indicata come seconda a livello nazionale dopo la Sardegna per questo tipo di rilevazioni.
Questi confronti riguardano il numero degli esemplari e non il valore economico della produzione.
I dati permettono comunque di comprendere perché l’operazione sia stata considerata dagli investigatori una delle più rilevanti nel settore del contrasto alla produzione illegale di cannabis.
Le indagini dei carabinieri iniziate nell’estate del 2025
Il procedimento giudiziario concluso con le quattro condanne trae origine da un’attività investigativa avviata diversi mesi prima degli arresti.
I carabinieri del Comando provinciale di Nuoro avevano individuato la coltivazione già nel luglio 2025, concentrando successivamente gli accertamenti sui terreni e sulle strutture agricole della zona.
L’indagine aveva consentito di documentare la presenza delle piante e di ricostruire, secondo l’accusa, i collegamenti tra i quattro uomini e le attività svolte nell’area.
La scoperta del materiale custodito nei capannoni aveva ampliato il quadro, affiancando alla coltivazione nei campi una consistente quantità di cannabis già raccolta.
Nel gennaio successivo erano scattati gli arresti di Fabiano Benzi, Giuseppe Marrone, Gonario Morittu e Pietro Noli.
L’accusa di produzione di stupefacenti in concorso era stata formulata anche alla luce delle dimensioni complessive dell’attività e della quantità di sostanza individuata.
Il procedimento è poi arrivato davanti alla giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Nuoro.
La decisione della giudice Alessandra Ponti
La richiesta di giudizio abbreviato presentata dai legali degli imputati è stata accolta dalla giudice Alessandra Ponti.
Al termine del procedimento sono state pronunciate quattro condanne, differenziate nella durata delle pene.
Le sanzioni più elevate, pari a cinque anni di reclusione ciascuna, sono state inflitte a Fabiano Benzi e Giuseppe Marrone.
Per Gonario Morittu la pena stabilita è stata di tre anni e dieci mesi, mentre per Pietro Noli è stata pronunciata una condanna a tre anni e quattro mesi.
Le informazioni disponibili non riportano le motivazioni dettagliate che hanno determinato la diversa quantificazione delle pene.
La decisione chiude questa fase del procedimento relativo alla coltivazione individuata nelle campagne di Orani.
Maxi piantagione di Orani, un caso tra i più rilevanti in Italia
L’inchiesta condotta dai carabinieri di Nuoro si distingue per le dimensioni del sequestro e per la quantità di cannabis rinvenuta tra terreni agricoli e capannoni.
Oltre 40mila piante nei campi, altre 13mila in essiccazione, circa 3,5 tonnellate di materiale e un valore potenziale stimato in 31 milioni di euro rappresentano i principali numeri dell’operazione.
Il confronto con le statistiche dei sequestri del 2024 colloca la vicenda tra quelle di maggiore rilievo quantitativo nel panorama nazionale.
Con le quattro condanne pronunciate in rito abbreviato dal tribunale di Nuoro, il caso raggiunge un primo importante esito giudiziario.
La vicenda resta legata a un’indagine avviata nell’estate del 2025 e culminata negli arresti di gennaio, che aveva portato alla scoperta di una delle più estese coltivazioni di cannabis contestate come illegali in Italia.
Seguici su
Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.