Si apre una nuova fase giudiziaria per il devastante incendio che il 22 aprile 2025 distrusse il cantiere Nautica Acqua di Olbia, nella zona di Cala Saccaia. La Procura di Tempio Pausania ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre persone, chiamate a rispondere dell’ipotesi di incendio colposo.
L’udienza preliminare è stata fissata per febbraio 2027 davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Tempio. Il procedimento riguarda uno degli incendi più gravi che abbiano interessato il settore italiano della nautica da diporto, con danni economici stimati complessivamente nell’ordine di centinaia di milioni di euro.
Le fiamme avevano completamente devastato i capannoni della struttura, coinvolgendo circa quaranta imbarcazioni, tra yacht e motoscafi di lusso, custodite all’interno del complesso.
Tre persone coinvolte nell’inchiesta della Procura
La richiesta di rinvio a giudizio riguarda Stefano Gaias, amministratore della Nautica Acqua, assistito dagli avvocati Stefano Oggiano ed Ernesto Monteverde.
Gli altri due destinatari sono Federico Azara, legale rappresentante dell’azienda nautica Maori, e Oberdan Chimenti, indicato come amministratore di fatto della stessa società. La loro difesa è affidata agli avvocati Sebastiano Giaquinto, Giampaolo Murrighile, Giuseppe Farris e Carlo Di Casola.
Al centro delle contestazioni formulate dagli inquirenti figurano presunte irregolarità nell’applicazione delle disposizioni sulla prevenzione degli incendi e possibili carenze nei sistemi di sicurezza.
L’origine delle fiamme e gli accertamenti sullo yacht Maori
Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda l’individuazione del punto dal quale si sarebbe sviluppato il rogo.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’incendio avrebbe avuto origine da uno yacht realizzato dall’azienda Maori, circostanza che ha portato al coinvolgimento dei suoi rappresentanti nel procedimento penale.
Un elemento importante emerge tuttavia dalle verifiche tecniche disposte dalla magistratura: i consulenti della Procura hanno escluso difetti di costruzione dell’imbarcazione Maori.
Le contestazioni restano dunque legate alle ipotesi formulate dall’accusa, che dovranno essere esaminate nelle successive fasi del procedimento. La richiesta di rinvio a giudizio non costituisce un accertamento di responsabilità.
Yacht distrutti, tra i danneggiati Malagò e Tommaso Cavalli
Il disastro ha coinvolto proprietari privati e importanti operatori internazionali del settore nautico, con perdite particolarmente rilevanti per le società che gestiscono imbarcazioni di lusso.
Tra i soggetti individuati come persone offese figurano Mikasa Luxury Management, che nell’incendio ha perso cinque imbarcazioni, e la società maltese Dolphin 05 Malta Ltd.
Nell’elenco dei danneggiati compaiono anche Giovanni Malagò, figura di primo piano dello sport italiano, e Tommaso Cavalli, figlio dello stilista Roberto Cavalli.
Le parti lese sono assistite, tra gli altri, dagli avvocati Giovanni Azzena, Nino Vargiu e Mariano Mameli.
Risarcimenti milionari, respinte le prime richieste
Parallelamente al procedimento penale si è aperto anche il fronte delle richieste economiche avanzate dai proprietari delle imbarcazioni andate distrutte.
Le prime istanze risarcitorie presentate in sede civile sono state rigettate dal Tribunale di Tempio. Resta comunque rilevante l’entità delle perdite attribuite all’incendio, che secondo le stime riportate raggiungerebbero complessivamente centinaia di milioni di euro.
L’udienza preliminare di febbraio rappresenterà il prossimo passaggio della vicenda giudiziaria. Spetterà al Gup valutare gli elementi raccolti dalla Procura e decidere se disporre il processo nei confronti dei tre imputati.
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