Bancarotta Capo Caccia Resort, chieste condanne per 10 anni complessivi

Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu ha sollecitato cinque anni e sei mesi per Vittorio Casale e quattro anni e sei mesi per Francesco Vizzari. Al centro del processo una serie di operazioni societarie e finanziarie che, secondo l'accusa, avrebbero danneggiato i creditori

tribunale

Due richieste di condanna per complessivi dieci anni di reclusione nel procedimento sulla presunta bancarotta fraudolenta della Capo Caccia Resort. Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu ha chiesto cinque anni e sei mesi per Vittorio Casale, immobiliarista già alla guida di Operae, e quattro anni e sei mesi per Francesco Vizzari.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Casale avrebbe avuto un ruolo centrale nell’organizzazione delle operazioni contestate, mentre Vizzari avrebbe contribuito alla loro esecuzione. Per il primo è stata inoltre contestata l’aggravante di aver promosso la partecipazione di altri al reato.

Il finanziamento da 5,7 milioni e i trasferimenti societari

La vicenda affonda le radici nel 2008, quando la società Mg srl, già attraversata da una grave crisi economica, costituì Capo Caccia Resort, trasferendole anche parte delle proprie passività.

L’anno successivo sarebbero cominciate le operazioni finite sotto la lente della magistratura. Dopo la decisione dei soci di restituire una parte della riserva da sovrapprezzo quote, Capo Caccia Resort ottenne un finanziamento di 5,7 milioni di euro da Banca Marche.

Di questi, cinque milioni furono trasferiti a Mg e successivamente alla Compagnia Fondiaria Nazionale, controllata da Operae e rappresentata legalmente da Vizzari. La movimentazione venne giustificata come anticipo per l’acquisizione delle quote di Salina Bamba, attraverso un accordo che la Procura considera simulato.

Le quote societarie e le presunte distrazioni patrimoniali

Un altro passaggio contestato riguarda il pagamento di 2,5 milioni di euro da parte della Compagnia Fondiaria Nazionale a Mg per acquistare metà delle quote di Capo Caccia Resort.

Secondo il pubblico ministero, tuttavia, il valore effettivo della partecipazione sarebbe stato di circa 920mila euro. L’altra parte delle somme sarebbe confluita verso Operae attraverso operazioni indicate come restituzioni di debiti tra società dello stesso gruppo.

Per l’accusa, questi movimenti avrebbero determinato una distrazione di risorse economiche a danno dei creditori.

Canoni non pagati e capitale sociale azzerato

Nel quadro delle contestazioni rientra anche la gestione alberghiera affidata a Roden. La società non avrebbe versato i canoni di locazione, sospesi per decisione di Vizzari, nel frattempo diventato amministratore di Capo Caccia Resort.

La Procura contesta inoltre la rappresentazione di una perdita societaria ritenuta fittizia, che avrebbe determinato l’azzeramento del capitale sociale e consentito alla Compagnia Fondiaria Nazionale di acquisire l’intera proprietà della società.

Il procedimento si inserisce in una vicenda giudiziaria più ampia, nella quale altri amministratori e rappresentanti legali delle società coinvolte hanno già affrontato i successivi gradi di giudizio.

Gli avvocati delle parti civili e della difesa

Nel processo le parti civili sono assistite dagli avvocati Luigi Martellato, Antonio Manconi e Roberto Uzzau. La difesa degli imputati è invece affidata ai legali Leo Mercurio e Micol Paglia.

Le richieste formulate dal pubblico ministero rappresentano la posizione dell’accusa e non costituiscono un accertamento definitivo delle responsabilità degli imputati.

Redazione

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