Mobilitazione per salvare le sale operatorie del Businco di Cagliari

La chiusura delle sale operatorie del Businco è al centro di un acceso dibattito

ospedale

Cresce la mobilitazione per scongiurare la chiusura delle sale operatorie dell’ospedale oncologico Businco di Cagliari, prevista per il 15 novembre. La protesta, sostenuta da associazioni e sindacati, ha portato alla convocazione di un incontro con l’assessore alla Sanità, Carlo Bartolazzi, previsto per la prossima settimana.

Nonostante l’avvicinarsi della data, nessuna decisione ufficiale è stata comunicata dalla Direzione Generale dell’Arnas Brotzu, come sottolinea Gianfranco Angioni dell’USB: “La chiusura era programmata per il 15 novembre, ma al momento tutto tace. Questo silenzio alimenta preoccupazioni e timori nella comunità sanitaria e tra i pazienti”.

Proposte per una soluzione alternativa

I sindacati, tra cui l’USB, hanno avanzato proposte concrete per evitare il blocco delle attività chirurgiche. “Abbiamo suggerito di allestire nuove sale operatorie nell’ala B, completamente inutilizzata, del secondo piano del polo oncologico”, spiega Angioni. La mancanza di interventi ha ripercussioni anche sul vicino ospedale San Michele, dove la carenza di posti in rianimazione sta causando ritardi per i pazienti in attesa di interventi chirurgici.

Un silenzio che preoccupa

La Direzione Generale dell’Arnas Brotzu non ha ancora fornito risposte chiare. Angioni denuncia: “Non si può continuare con questo atteggiamento di chiusura. Se la scelta di chiudere le sale operatorie fosse motivata da interessi legati ai fondi del PNRR, sarebbe un grave affronto al diritto alla salute dei pazienti oncologici”.

Il sindacato USB chiede che le sale operatorie vengano modernizzate senza interrompere il servizio, per evitare ripercussioni negative sia sui pazienti che sul personale medico. In mancanza di risposte concrete, l’USB minaccia di chiedere il commissariamento dell’Arnas Brotzu.

Un diritto da difendere

La chiusura delle sale operatorie del Businco rappresenta una questione urgente e complessa, con implicazioni per la salute dei pazienti oncologici e per la sostenibilità del sistema sanitario regionale. La mobilitazione continua, con la speranza che il confronto con l’assessore possa portare a soluzioni condivise e rispettose dei diritti dei cittadini.

Redazione

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