Colonia penale di Mamone, celle per 14 detenuti e carenza di agenti

La denuncia della Uil Fp polizia penitenziaria dopo un sopralluogo nella struttura: 188 detenuti, 103 agenti assegnati contro i 180 ritenuti necessari e numerosi edifici in stato di abbandono. Il sindacato chiede di recuperare le potenzialità agricole e rieducative della colonia

progetto

La colonia penale di Mamone, in Sardegna, torna al centro dell’attenzione per le condizioni delle strutture, la carenza di personale e il progressivo deterioramento di parte del patrimonio immobiliare. A denunciare la situazione è la Uil Fp polizia penitenziaria, che ha effettuato un sopralluogo nell’istituto evidenziando numerose criticità organizzative e infrastrutturali.

La struttura, nata come colonia agricola e caratterizzata da un’estensione territoriale di oltre 2.700 ettari, ospita attualmente 188 detenuti e dispone di otto diramazioni, alcune delle quali non sono più operative.

Secondo il sindacato, le potenzialità della casa di reclusione rimangono in gran parte inutilizzate, nonostante la presenza di terreni agricoli, allevamenti e strutture produttive che potrebbero contribuire alle attività lavorative e ai percorsi di reinserimento sociale.

Tra le criticità più rilevanti segnalate dalla delegazione figurano camere detentive con fino a 14 posti letto e un solo bagno, oltre a edifici deteriorati e a un organico di Polizia penitenziaria giudicato largamente insufficiente.

Sopralluogo a Mamone: la delegazione sindacale denuncia il degrado

La visita è stata effettuata da una delegazione della Uil Fp polizia penitenziaria composta dal segretario generale Gennarino De Fazio, dal segretario regionale Michele Cireddu e dai rappresentanti territoriali di Nuoro Gian Luigi Pessei e Mario Casula.

Durante il sopralluogo, i sindacalisti hanno esaminato le condizioni dell’istituto, soffermandosi sulla situazione degli edifici, sull’organizzazione del personale e sulle attività produttive.

Il quadro descritto dalla delegazione è quello di una struttura dalle dimensioni considerevoli, ma caratterizzata da problemi di manutenzione e da un utilizzo limitato delle risorse disponibili.

La colonia si sviluppa su un territorio con un dislivello complessivo di circa 800 metri e comprende diverse aree destinate, almeno nella loro impostazione originaria, ad attività agricole e zootecniche.

Secondo la Uil, il deterioramento di numerose strutture sarebbe il risultato di un processo di progressivo abbandono che si protrae da decenni.

Celle con 14 posti letto e un solo bagno

Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dalla visita riguarda le condizioni degli spazi destinati ai detenuti.

Secondo quanto riferito dal sindacato, alcune camere possono ospitare fino a 14 persone, pur disponendo di un unico servizio igienico.

Una situazione che solleva interrogativi sull’adeguatezza degli ambienti e sulle condizioni quotidiane di permanenza all’interno dell’istituto.

La disponibilità di spazi e servizi rappresenta infatti un elemento importante nella gestione della vita detentiva, soprattutto quando le camere sono condivise da numerose persone.

La denuncia della Uil richiama quindi l’attenzione sulla necessità di verificare e migliorare gli standard abitativi.

Le criticità non riguarderebbero soltanto gli ambienti occupati dai detenuti, ma anche le strutture destinate al personale di servizio.

Il sindacato segnala problemi di manutenzione e dubbi sulle condizioni di salubrità e sicurezza degli alloggi degli agenti, evidenziando la necessità di interventi di riqualificazione.

Non sono stati comunicati dettagli sui tempi o su eventuali programmi già finanziati per il recupero degli edifici interessati.

Polizia penitenziaria, 103 agenti contro i 180 ritenuti necessari

Un’altra questione centrale riguarda la disponibilità di personale.

Alla colonia penale di Mamone risultano assegnati 103 appartenenti alla Polizia penitenziaria, comprendendo anche gli operatori del Servizio a cavallo.

Secondo la valutazione della Uil Fp, per garantire un’organizzazione adeguata sarebbero necessari almeno 180 agenti.

La differenza tra il personale disponibile e quello ritenuto necessario è dunque di 77 unità, una carenza che, secondo la rappresentanza sindacale, incide sull’organizzazione quotidiana del lavoro.

Le caratteristiche territoriali della colonia rendono particolarmente complessa la gestione dei servizi.

Le varie diramazioni sono infatti distribuite su un’area molto estesa e alcune si trovano fino a 14 chilometri dalla struttura centrale.

Gli operatori devono quindi effettuare frequenti spostamenti per raggiungere le diverse sedi, con conseguenze sull’impiego del personale e sull’organizzazione delle attività.

Otto diramazioni, tre dismesse: il patrimonio immobiliare in difficoltà

La casa di reclusione di Mamone si articola in otto diramazioni, distribuite all’interno del vasto territorio della colonia.

Tre di queste risultano dismesse, mentre le altre sono operative oppure interessate da interventi di ristrutturazione.

Secondo quanto riferito dalla Uil, anche gli edifici ancora utilizzati presenterebbero diverse criticità.

Particolarmente significativa è la situazione dell’antico insediamento interno alla colonia, che in passato disponeva di servizi e strutture paragonabili a quelli di un piccolo centro abitato.

Nell’area erano presenti una scuola, un ufficio postale, una caserma dei Carabinieri e altri edifici destinati alle attività della comunità.

Oggi, secondo la descrizione fornita dalla delegazione sindacale, gran parte di quel patrimonio sarebbe ridotta a ruderi.

La trasformazione testimonia il progressivo ridimensionamento delle funzioni che un tempo caratterizzavano la colonia.

Il sindacato ritiene necessario intervenire per recuperare gli immobili e restituire funzionalità a un complesso che conserva caratteristiche particolari nel panorama penitenziario.

Oltre 2.700 ettari tra agricoltura e allevamento

Nonostante le criticità denunciate, Mamone dispone di un patrimonio territoriale e produttivo di notevole estensione.

La colonia comprende frutteti, oliveti, arnie per l’apicoltura, ovili, stalle e una scuderia, oltre a strutture destinate alla trasformazione e alla lavorazione dei prodotti.

Sono presenti anche officine, un caseificio e una cantina, elementi che testimoniano la vocazione agricola e artigianale dell’istituto.

Queste caratteristiche rendono Mamone una realtà differente rispetto agli istituti penitenziari tradizionali.

La presenza di terreni e strutture produttive offre infatti la possibilità di organizzare attività lavorative collegate all’agricoltura, all’allevamento e alla trasformazione alimentare.

Secondo la Uil, una parte consistente di queste potenzialità non viene adeguatamente valorizzata, anche a causa delle condizioni infrastrutturali e delle difficoltà organizzative.

Il recupero delle attività potrebbe contribuire a rafforzare la funzione originaria della colonia, nata proprio per coniugare l’esecuzione della pena con il lavoro agricolo.

Gennarino De Fazio: la rieducazione deve diventare concreta

Il segretario generale della Uil Fp polizia penitenziaria, Gennarino De Fazio, ha espresso una valutazione fortemente critica sulle condizioni dell’istituto.

Secondo il rappresentante sindacale, Mamone continua a conservare la propria identità di colonia agricola, ma negli anni avrebbe subito le conseguenze di scelte gestionali e politiche incapaci di valorizzarne le caratteristiche.

La denuncia riguarda soprattutto la distanza tra le possibilità offerte dalla struttura e il suo attuale stato di utilizzo.

De Fazio richiama il principio della funzione rieducativa della pena, sottolineando come il lavoro dei detenuti e la preparazione al reinserimento sociale debbano essere sostenuti attraverso strutture adeguate e attività effettivamente disponibili.

Il sindacalista critica inoltre la tendenza ad affrontare questi argomenti prevalentemente attraverso dichiarazioni pubbliche e discussioni teoriche, senza intervenire in maniera sufficiente sulle condizioni concrete degli istituti.

Nella valutazione della Uil, Mamone potrebbe rappresentare un esempio significativo di organizzazione penitenziaria orientata al lavoro e alla responsabilizzazione delle persone detenute.

Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, sarebbe necessario superare le carenze attualmente segnalate.

Lavoro dei detenuti e reinserimento sociale: le opportunità della colonia

La particolare organizzazione di Mamone offre spunti di riflessione sul ruolo delle colonie agricole nel sistema penitenziario.

Le attività produttive possono rappresentare uno strumento utile per l’acquisizione di competenze professionali e per la costruzione di percorsi di reinserimento.

Agricoltura, allevamento, manutenzione e trasformazione dei prodotti costituiscono settori nei quali il lavoro può assumere anche una funzione formativa.

La presenza di strutture dedicate a queste attività rappresenta quindi un patrimonio che, secondo il sindacato, meriterebbe maggiore attenzione.

Il principio della finalità rieducativa della pena è previsto dall’articolo 27 della Costituzione italiana e costituisce uno dei riferimenti fondamentali dell’ordinamento penitenziario.

La Uil richiama proprio questo principio per sostenere la necessità di investire nel recupero della colonia.

Il tema non riguarda soltanto le condizioni materiali della detenzione, ma anche la possibilità di offrire attività organizzate e continuative che favoriscano la preparazione al ritorno nella società.

Sicurezza e condizioni di lavoro, le richieste della Uil

Le osservazioni della delegazione sindacale mettono in relazione le condizioni degli edifici con le difficoltà affrontate dal personale penitenziario.

La distanza tra le diramazioni, la carenza di agenti e lo stato di manutenzione degli alloggi sono indicati come elementi che rendono particolarmente impegnativa l’attività quotidiana.

Il sindacato ritiene necessario rafforzare gli organici e migliorare le condizioni delle strutture, per garantire una gestione più efficace dell’istituto.

L’estensione territoriale della colonia richiede infatti un’organizzazione diversa rispetto a quella di un carcere concentrato in un unico edificio.

Gli spostamenti tra le sedi, la sorveglianza e il supporto alle attività produttive comportano esigenze specifiche.

La disponibilità di personale adeguato viene quindi considerata una condizione importante sia per la sicurezza sia per il funzionamento delle attività trattamentali.

Mamone, un patrimonio da recuperare secondo il sindacato

Il sopralluogo della Uil Fp polizia penitenziaria riporta l’attenzione su una struttura che unisce caratteristiche agricole, territoriali e detentive.

Con 188 detenuti, oltre 2.700 ettari di territorio e numerose strutture produttive, la colonia di Mamone dispone di risorse che il sindacato considera largamente sottoutilizzate.

Le principali criticità segnalate riguardano gli edifici deteriorati, le tre diramazioni dismesse, le condizioni delle camere detentive e l’insufficienza del personale.

La denuncia richiama la necessità di interventi capaci di affrontare contemporaneamente il recupero del patrimonio immobiliare e il rafforzamento delle attività lavorative.

Per la Uil, Mamone potrebbe diventare un modello di detenzione orientata alla formazione e al reinserimento sociale, ma questo richiederebbe investimenti, manutenzione e una gestione adeguata alle caratteristiche del territorio.

Le osservazioni emerse durante la visita rappresentano la posizione della delegazione sindacale. Nelle informazioni disponibili non è riportata una replica dell’amministrazione penitenziaria alle criticità denunciate.

Redazione

Seguici su

Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Proseguono gli interventi di messa in sicurezza di via Flavio Gioia, una delle arterie più...

Settimo Nizzi Olbia
Il sindaco Settimo Nizzi firma tre ordinanze dopo i controlli della Polizia locale e dell'Asl...
Manifestazione
Manifestazione nel centro cittadino promossa dall'Usb: giovani, insegnanti e lavoratori chiedono risposte sul futuro e...
strada
Il Consiglio comunale approva gli indirizzi strategici per il collegamento viario con Olbia e la...
La Giunta comunale approva l'ingresso di Palazzo Infermeria San Pietro, Padiglione Tavolara ed ex Convento...
Nato a Bari nel 1926 e residente nell'Oristanese dal 2017, ha festeggiato il secolo di...

Altre notizie