“Femmenella”, Davide Piras racconta l’amore che sfida il tempo e il pregiudizio

Ci sono libri che, una volta chiusi, continuano a vivere dentro il lettore. Storie capaci di lasciare una traccia profonda, non soltanto per ciò che raccontano, ma soprattutto per il modo in cui riescono a raccontarlo. “Femmenella”, il nuovo romanzo di Davide Piras, appartiene a questa categoria.

Davide Piras

Pubblicato da Piemme nel marzo 2026, nella collana Romanzi Storici, il libro si sviluppa in 304 pagine come un racconto intenso e struggente, ambientato in una Sardegna aspra e meravigliosa, dove la bellezza della natura si intreccia con la durezza della storia e con le battaglie più intime dell’essere umano.

Protagonista della vicenda è Modesto Emanuele Minnai, nato in quello che viene descritto come un “paese maledetto, dove nascono pochi figli e muoiono pochi padri”. Insieme alla propria famiglia, il giovane si guadagna da vivere vendendo noci e castagne secche, conducendo un’esistenza semplice e difficile, appena illuminata dalla presenza di una madre di straordinaria bellezza.

Poi arriva uno sguardo. Quello di Andrea.

Due occhi azzurri, descritti come specchi capaci di trattenere il mare, segnano l’inizio di un incontro destinato a cambiare tutto. I padri dei due ragazzi hanno condiviso la fame e il fango della Grande guerra, costruendo un legame forte e indissolubile. Ma ciò che nasce tra Modesto e Andrea appartiene a una dimensione diversa, più profonda e delicata.

Tra i due prende forma una complicità fatta di piccoli gesti, di corse nei campi, di silenzi e di quella capacità di riconoscersi senza il bisogno di troppe parole. Un sentimento che cresce lentamente, come un segreto custodito lontano dagli occhi del mondo.

Ma il mondo intorno a loro non è disposto a comprendere.

Gli anni del fascismo raggiungono anche le campagne e le montagne della Sardegna, portando con sé il controllo, la paura e l’intolleranza. Non c’è spazio per chi viene percepito come diverso e nemmeno il giudizio dei coetanei risparmia i protagonisti, travolti dalle contraddizioni di un’epoca burrascosa e crudele.

Eppure, anche nei momenti più oscuri, Modesto e Andrea continueranno ad aggrapparsi al ricordo di quel primo incontro, a quello sguardo capace di contenere un intero mare e a un sentimento che, nonostante tutto, chiede soltanto di esistere.

Davide Piras dimostra una particolare sensibilità nel raccontare la complessità delle relazioni umane. Nato in Sardegna nel 1981, laureato in Lettere moderne, scrittore e sceneggiatore, ha collaborato con il quotidiano L’Unione Sarda, occupandosi di cronaca e cultura. La sua esperienza comprende anche l’insegnamento della scrittura creativa nelle carceri di massima sicurezza e presso l’Università della terza età, oltre alla collaborazione con diverse case cinematografiche e al conseguimento di numerosi riconoscimenti letterari.

In “Femmenella”, Piras sembra raccogliere e reinterpretare la grande tradizione narrativa della sua terra, evocando, per sensibilità e intensità, autori come Marcello Fois e Sergio Atzeni, ma costruendo al tempo stesso una voce personale e riconoscibile.

Ciò che colpisce maggiormente è la capacità dell’autore di affrontare temi complessi come l’amore, la paura, la violenza e il pregiudizio senza mai cedere all’eccesso. La sua scrittura conserva una delicatezza particolare, capace di rendere ancora più potenti le scene emotivamente più difficili.

La Sardegna, inoltre, non rappresenta soltanto lo scenario nel quale si svolge la storia. Diventa un vero e proprio personaggio: aspra, selvaggia, bellissima, contraddittoria e profondamente umana. È una terra che sembra respirare insieme ai protagonisti, accompagnandone le paure, i desideri e le speranze.

La storia di Modesto e Andrea emoziona proprio per la sua dimensione universale. Al di là dell’epoca storica e delle difficoltà che i due giovani sono costretti ad affrontare, “Femmenella” racconta un bisogno che appartiene a ogni essere umano: quello di amare e di essere liberi di farlo.

Terminare la lettura lascia la sensazione di aver attraversato una storia difficile da dimenticare. Un romanzo intenso, ma mai eccessivo, capace di arrivare direttamente al cuore attraverso una scrittura poetica e al tempo stesso profondamente concreta.

“Femmenella” è un libro che coinvolge, commuove e invita a riflettere. Un inno alla vita e alla libertà, un racconto d’amore e di resistenza che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina. Un’amara e splendida poesia che merita di essere letta e custodita nella memoria.

Davide Piras

Davide Piras: «con “Femmenella” racconto un amore che chiede soltanto di esistere».

Davide, il suo nuovo romanzo Femmenella racconta una storia intensa, ambientata in un periodo storico particolarmente complesso. Da dove nasce l’esigenza di raccontare questa vicenda?

Nasce dal desiderio di raccontare una storia profondamente umana, prima ancora che storica. Mi interessava esplorare cosa accade quando un sentimento autentico si scontra con un mondo che non è pronto ad accettarlo. Il contesto storico è fondamentale, perché determina le vite dei protagonisti, ma al centro di tutto rimane l’essere umano, con il suo bisogno di amare, di essere riconosciuto e di sentirsi libero.

Il protagonista, Modesto Emanuele Minnai, incontra Andrea e da quel momento la sua vita cambia. Quanto può essere potente, nella vita di una persona, un incontro?

Credo che alcuni incontri abbiano la capacità di cambiare completamente la direzione della nostra esistenza. Non sempre ce ne rendiamo conto nell’immediato. A volte basta uno sguardo, un gesto, una presenza per farci comprendere qualcosa di noi stessi che fino a quel momento non avevamo avuto il coraggio di guardare. Per Modesto, Andrea rappresenta proprio questo: un incontro che apre una porta su una parte di sé fino ad allora sconosciuta.

Tra Modesto e Andrea il sentimento sembra nascere attraverso i silenzi, le corse nei campi e piccoli gesti. Perché ha scelto di raccontare il loro rapporto proprio attraverso questa dimensione così delicata?

Perché penso che i sentimenti più profondi non abbiano sempre bisogno di essere spiegati. Ci sono silenzi che dicono molto più di un lungo discorso e gesti apparentemente semplici che possono contenere un universo intero. Volevo che il lettore entrasse nella loro intimità in modo graduale, quasi accompagnandoli nella scoperta reciproca.

La Sardegna nel romanzo non sembra essere soltanto un luogo, ma una presenza viva. Che ruolo riveste la sua terra nella sua scrittura?

La Sardegna è parte di me e, inevitabilmente, entra nella mia scrittura. È una terra ricca di contrasti, aspra e dolce allo stesso tempo, capace di una bellezza straordinaria ma anche di grande durezza. In Femmenella non volevo utilizzarla come un semplice sfondo: desideravo che respirasse insieme ai personaggi, che ne accompagnasse le emozioni e diventasse parte stessa del racconto.

Il romanzo attraversa gli anni del fascismo, un periodo in cui il controllo sociale e il giudizio verso chi veniva considerato diverso erano particolarmente duri. Quanto è importante, secondo Lei, raccontare ancora oggi queste pagine della storia?

È molto importante, perché la storia non deve essere considerata qualcosa di lontano e definitivamente concluso. Il pregiudizio, la paura della diversità e il desiderio di controllare la libertà degli altri sono dinamiche che, purtroppo, possono assumere forme diverse e ripresentarsi nel tempo. La letteratura ha anche il compito di mantenere viva la memoria e di aiutarci a comprendere il presente attraverso ciò che è accaduto.

Nel libro amore, paura e violenza convivono con una scrittura che mantiene una grande delicatezza. Come riesce a trovare un equilibrio tra temi così duri e una narrazione tanto poetica?

Credo che la delicatezza sia necessaria proprio quando si affrontano argomenti difficili. Non significa attenuare la realtà o renderla meno dolorosa, ma provare a raccontarla rispettando la complessità dei personaggi e delle loro emozioni. Anche nei momenti più violenti può esserci uno sguardo, un ricordo o un gesto capace di restituire umanità.

Lei ha un percorso molto articolato, che comprende la scrittura, la sceneggiatura e l’insegnamento della scrittura creativa, anche in contesti particolarmente complessi. Quanto hanno contribuito queste esperienze alla sua formazione come autore?

Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa. La scrittura mi ha insegnato a osservare la realtà e ad ascoltare le persone. La sceneggiatura mi ha aiutato a pensare per immagini e a comprendere l’importanza del ritmo e dei dialoghi. L’insegnamento, soprattutto in contesti difficili, mi ha ricordato quanto la scrittura possa diventare uno spazio di libertà e di espressione. Tutto questo, inevitabilmente, confluisce nella mia narrativa.

Dopo aver letto Femmenella, rimane la sensazione che il vero protagonista del romanzo sia anche la libertà di amare. È questo il messaggio più importante che desiderava lasciare ai lettori?

Più che trasmettere un messaggio preciso, desideravo porre una domanda e invitare il lettore a interrogarsi. Perché un sentimento dovrebbe essere giudicato o condannato? Perché l’amore, quando è autentico, dovrebbe diventare motivo di paura? Credo che ogni persona abbia il diritto di vivere la propria esistenza senza essere costretta a nascondere ciò che sente.

Che cosa si augura possa rimanere nel cuore dei lettori dopo aver chiuso l’ultima pagina di Femmenella?

Mi auguro che rimangano Modesto e Andrea, la loro fragilità, il loro coraggio e la loro capacità di aggrapparsi a ciò che provano anche quando tutto sembra volerli dividere. Se il lettore, dopo aver chiuso il libro, continuerà a pensare a loro e magari guarderà con maggiore attenzione alla libertà degli altri e alla propria, allora sentirò di aver raggiunto il mio obiettivo.

Davide Piras

Femmenella è un romanzo che sembra essere nato da un’intensa urgenza creativa. Quanto tempo ha impiegato per scriverlo e che cosa ha rappresentato per Lei questo percorso?

Ho impiegato circa tre mesi per scriverlo. È stato un periodo intenso, durante il quale la storia e i personaggi hanno occupato costantemente i miei pensieri. Alcuni libri richiedono molto tempo per essere scritti, altri sembrano invece avere una forza che spinge la storia a trovare rapidamente la propria strada. Femmenella è stato per me un viaggio emotivo molto profondo e, pagina dopo pagina, ho cercato di raccontare questa storia con sincerità e rispetto.

Dopo gli inizi con piccole case editrici, oggi il suo percorso l’ha portata a pubblicare con una realtà editoriale di respiro nazionale. Che cosa significa per Lei questo importante traguardo?

È un traguardo che considero molto importante. Ho iniziato il mio percorso collaborando con piccole case editrici, esperienze che hanno rappresentato tappe fondamentali della mia crescita come autore. Oggi essere approdato a una realtà nazionale di grande respiro mi sta permettendo di raggiungere un pubblico molto più vasto e di farmi conoscere in tutta Italia. È una grande soddisfazione, ma anche uno stimolo a continuare a lavorare con impegno e serietà.

Femmenella sta riuscendo a raggiungere lettori molto diversi, anche oltre i confini italiani. La risposta ricevuta dalla comunità LGBTQ+ ha avuto per Lei un significato particolare?

Assolutamente sì. Sono stato contattato anche da lettori stranieri e questa è stata una sorpresa bellissima. Sapere, per esempio, che una persona spagnola ha scelto il mio libro anche come strumento per avvicinarsi e imparare meglio la lingua italiana è qualcosa che mi emoziona profondamente. Allo stesso modo, l’interesse e l’accoglienza ricevuti dalla comunità LGBTQ+ mi hanno molto rasserenato. In una presentazione nel Lazio, ricordo con particolare emozione il fervore e gli applausi ricevuti proprio da alcune persone appartenenti alla comunità. Per me è stato un momento importante, perché significa che la storia è riuscita ad arrivare a chi, forse più di altri, può riconoscere nelle emozioni dei protagonisti il desiderio universale di amare liberamente e di poter essere semplicemente se stessi.

Redazione

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