Sanità in crisi: in Sardegna un sardo su sei rinuncia alle cure

Nel 2024 la percentuale di chi rinuncia alle cure ha raggiunto il 17,2%, quasi il doppio della media nazionale

La sanità in Sardegna attraversa una fase critica, con un numero crescente di cittadini costretti a rinunciare alle cure. Secondo i dati del Centro studi della Cgil regionale, nel 2024 il 17,2% dei sardi ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi. Si tratta di quasi uno su sei, a fronte di una media nazionale ferma al 9,9%. Un divario che mette in evidenza una preoccupante disparità nell’accesso ai servizi sanitari.

Il peggioramento è netto rispetto al 2023, quando la percentuale era del 13,7%. Il dato, contenuto nei valori Bes dell’Istat, rappresenta un balzo di quasi quattro punti percentuali in un solo anno, delineando un quadro di forte disagio e marginalità sanitaria. Il segretario della Cgil Sardegna, Fausto Durante, ha lanciato un monito: «Un peggioramento che deve interrogarci sulle azioni intraprese e su quelle da attuare per invertire la rotta».

Tra le principali cause di questa rinuncia, emergono in particolare le lunghe liste d’attesa e le difficoltà economiche. I redditi bassi, infatti, rendono difficile per molti sardi spostarsi verso altre regioni in cerca di cure più rapide o specialistiche. Nel 2024, solo il 7,1% dei sardi ha scelto la mobilità sanitaria extraregionale, contro l’8,6% della media nazionale e l’11,3% del Mezzogiorno.

Le conseguenze sulla qualità della vita non si fanno attendere. Anche la speranza di vita alla nascita risulta più bassa rispetto al resto d’Italia: 82,8 anni contro 83,4. Il divario si allarga ulteriormente se si considera la speranza di vita in buona salute, indicatore che misura gli anni medi in cui si vive senza limitazioni dovute a malattie. In Sardegna, questo valore si ferma a 55,8 anni, mentre la media italiana è di 58,1.

Questi numeri sottolineano una fragilità strutturale del sistema sanitario isolano, che non riesce a garantire parità di accesso e qualità delle prestazioni. Una condizione che aggrava la disuguaglianza sociale e territoriale, lasciando ampie fasce di popolazione senza adeguata assistenza.

Le criticità segnalate dalla Cgil impongono una riflessione urgente da parte delle istituzioni regionali e nazionali, per garantire il diritto alla salute e ridurre il divario tra la Sardegna e il resto del Paese. Le soluzioni passano per il potenziamento dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa, e un maggior sostegno economico alle famiglie più fragili.

Redazione

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