L’anno scolastico in provincia di Nuoro si apre con un forte peso della precarietà tra gli insegnanti. Secondo la Gilda degli insegnanti, infatti, circa un quarto delle cattedre del territorio resta affidato ai supplenti, una situazione che il sindacato definisce come una vera e propria “supplentite endemica”.
I dati diffusi dall’organizzazione sindacale riguardano il territorio di Nuoro e Ogliastra e fotografano una presenza ancora molto ampia di contratti a tempo determinato nel sistema scolastico locale. Nonostante le procedure concorsuali degli ultimi anni, comprese quelle legate ai percorsi del Pnrr, la stabilizzazione del personale docente non avrebbe raggiunto i risultati attesi.
Sono 582 i posti vacanti ancora coperti da supplenti, ai quali si aggiungono 224 spezzoni di cattedra. Un numero significativo se rapportato all’organico complessivo della provincia, che conta circa 3.300 posti di diritto.
Il coordinatore regionale della Gilda, Gianfranco Meloni, sottolinea come la situazione continui a rappresentare una criticità strutturale. Secondo il sindacato, le procedure di assegnazione delle supplenze hanno portato alla nomina di oltre 600 insegnanti, chiamati a prendere servizio nelle scuole assegnate entro l’inizio dell’anno scolastico. A questi si aggiungeranno ulteriori incarichi nelle settimane successive.
Per la Gilda, il ricorso massiccio ai supplenti dimostra che le misure adottate finora non sono state sufficienti a garantire una maggiore stabilità del personale scolastico.
Il nodo del sostegno
Il settore considerato più problematico è quello degli insegnanti di sostegno. Secondo il sindacato, una cattedra su due nel sostegno è affidata a personale precario, con conseguenze sulla continuità didattica degli studenti con disabilità.
Le operazioni di immissione in ruolo concluse durante l’estate non avrebbero risolto il problema. In Sardegna, a fronte di 1.432 posti autorizzati per le assunzioni, circa 332 sarebbero stati restituiti al Ministero.
Nel complesso, le nomine in ruolo effettuate nell’isola sono state circa 1.100, mentre alla provincia di Nuoro sarebbero state assegnate circa 270 assunzioni tra scuola dell’infanzia, primaria, medie e superiori, su 350 posti disponibili.
La Gilda considera particolarmente grave la mancata copertura di posti autorizzati, soprattutto alla luce delle difficoltà storiche della scuola sarda. Secondo il sindacato, il problema non sarebbe legato alla mancanza di risorse economiche, ma alla necessità di una diversa organizzazione del sistema.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la differenza tra organico di diritto e organico effettivamente necessario. Per la Gilda, nel sostegno i posti disponibili ogni anno sarebbero spesso il doppio o persino il triplo rispetto a quelli inizialmente riconosciuti, creando una situazione di precarietà che si ripete nel tempo.
Gli effetti sugli studenti
Secondo il sindacato, a subire maggiormente le conseguenze di questo meccanismo sono gli studenti, in particolare quelli con disabilità e le loro famiglie. Il frequente cambio degli insegnanti può infatti incidere sulla continuità educativa e sulla qualità del percorso scolastico.
La misura introdotta dal ministero per favorire la conferma dei docenti precari già in servizio, secondo la Gilda, non avrebbe avuto un impatto sufficiente. Le conferme effettuate nella provincia di Nuoro sarebbero state 128 su 362 posti vacanti disponibili.
Tagli anche per il personale Ata
La situazione di difficoltà non riguarda soltanto i docenti. La Gilda segnala problemi anche per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, il cosiddetto personale Ata.
Secondo il sindacato, l’organico di questi lavoratori, in particolare quello dei collaboratori scolastici, avrebbe subito una riduzione rispetto agli anni precedenti, aumentando ulteriormente le difficoltà organizzative nelle scuole.
Il quadro complessivo delineato dalla Gilda è quello di un sistema scolastico ancora segnato da precarietà e carenze strutturali. A questo si aggiunge il tema del dimensionamento scolastico, che in Sardegna ha ridotto il numero delle autonomie scolastiche fino a 36, secondo quanto denunciato dal sindacato.
La richiesta è quindi quella di interventi più incisivi per garantire maggiore stabilità agli insegnanti, continuità agli studenti e un’organizzazione scolastica più efficace sul territorio.
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