Scoperto dalla guardia di finanza di Sassari un complesso sistema attraverso il quale sette maxistore gestiti da cinesi avrebbero nascosto al fisco oltre 20 milioni di euro di ricavi in quattro anni.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Sassari e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, ha interessato sette attività di vendita di prodotti per la casa, casalinghi e abbigliamento.
L’inchiesta è stata avviata da una serie di controlli durante i quali i finanzieri hanno riscontrato un’anomalia ricorrente nel rilascio degli scontrini. Quando i clienti pagavano con carte di credito o bancomat, infatti, veniva emesso il regolare documento fiscale tramite registratore telematico. Ma se i clienti pagavano in contanti, veniva consegnato loro uno scontrino identico a quello fiscale, ma privo di valore e quindi senza che l’importo venisse in realtà tracciato.
Sono quindi scattate le perquisizioni nei sette punti vendita, sequestrando i registratori di cassa ed i computer gestionali. Da lì, i finanzieri sono riusciti a risalire alle vendite realmente effettuate dal 2020 al 2024, confrontate con quelle, di numero molto inferiore, che risultavano effettivamente registrate. Da qui l’evasione stimata in circa 20 milioni di euro in soli quattro anni.
I sette rappresentanti legali delle attività sono stati denunciati e ad uno di loro viene anche contestata l’omessa dichiarazione. Il gip del Tribunale di Sassari ha disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni delle società e dei rispettivi amministratori, per un valore complessivo di 2 milioni di euro.
Un sistema, come evidenziato dalla guardia di finanza, che oltre a sottrarre soldi al fisco creava anche una concorrenza sleale nel settore commerciale del territorio.
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