Dazi Usa, la Sardegna è la regione che rischia di più

Le vendite all'estero dall'Isola troppo legate ai prodotti derivanti dalla raffinazione petrolifera: ha l'indice di diversificazione più basso in Italia

raffineria

La Sardegna è la regione italiana più esposta alla possibile guerra dei dazi scatenata dall’amministrazione statunitense. L’Isola è infatti la regione che ha la più bassa diversificazione delle produzioni. Con il 95,6% dell’export che è legato all’andamento dei dieci principali settori merceologici.

Su un export sardo che nell’ultimo anno ha pesato come valore aggiunto per 6.746 milioni di euro, ben 6.296 milioni sono rappresentati dai 10 principali settori: prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio 5.287,4 mln; prodotti chimici di base, fertilizzanti, materie plastiche e gomma 255,1 mln; altri prodotti in metallo 201,3 mln; prodotti delle industrie lattiero-casearie 165,1 mln; elementi da costruzione in metallo 119,1 mln; minerali metalliferi non ferrosi 84,3 mln; macchine di impiego generale 75,8 mln; tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio 51,0 mln; bevande (compresi vini) 28,7 mln; prodotti da forno e farinacei 28,7 mln.

Una concentrazione che, come indica la Cgia di Mestre nella sua analisi, rende più esposta la Sardegna alle potenziali congiunture negative del commercio internazionale.

Una criticità che si presenta in quasi tutto il Mezzogiorno, ad eccezione della Puglia, che deve ai principali 10 settori merceologici meno del 50% del valore del suo export, presentando un indice di diversificazione che è secondo solo alla Lombardia e al Veneto. In Sardegna domina l’export dei prodotti derivanti della raffinazione del petrolio. Ma è molto legato a pochi settori merceologici anche l’export del Molise (86,9% per i primo 10, in particolare dalla vendita dei prodotti chimici/materie plastiche e gomma, autoveicoli e prodotti da forno) e della Sicilia (85%), che presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi.

Pertanto in queste regioni, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro derivati gli USA – e, a catena, altri Paesi del mondo – decidessero di innalzare le barriere commerciali anche ad altri beni, gli effetti negativi per il sistema produttivo potrebbero abbattersi maggiormente nei territori dove la dimensione economica dell’export è fortemente condizionata da pochi settori merceologici.

La provincia di Cagliari pesa l’1% dell’export nazionale: nel 2024 sono stati venduti all’estero beni per 6.006 milioni di euro, con una flessione di 52 milioni rispetto all’anno precedente.

Redazione

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