Madonna di Bonaria: dal miracolo del 1370 ai pellegrinaggi da Sinnai

Dalla tempesta alla devozione popolare, una tradizione secolare tra fede e cammino

La storia della Madonna di Bonaria affonda le sue radici nel XIV secolo e si intreccia con uno degli episodi più suggestivi della tradizione religiosa sarda. Nel marzo del 1370, una nave mercantile partita dalla Spagna fu sorpresa da una violenta tempesta, costringendo l’equipaggio a liberarsi del carico per evitare il naufragio. Tra le merci gettate in mare vi era anche una pesante cassa, destinata a diventare protagonista di un evento ritenuto miracoloso.

Spinta dalle correnti, la cassa raggiunse le coste di Cagliari, fermandosi ai piedi della collina di Bonaria, dove venne recuperata dai padri Mercedari. Al suo interno fu rinvenuta una statua della Madonna, che secondo la tradizione non aveva subito danni nonostante il lungo viaggio in mare. L’episodio fu interpretato come un segno divino e contribuì a rafforzare la devozione popolare.

Nel corso degli anni, la notizia del ritrovamento si diffuse rapidamente, dando impulso ai pellegrinaggi verso il santuario di Bonaria, che divenne un punto di riferimento spirituale per tutta l’Isola. Tra le comunità più legate a questa tradizione si distingue Sinnai, da cui, secondo alcune testimonianze storiche, sarebbe partito uno dei primi pellegrinaggi organizzati.

A raccontare questa consuetudine è stato, anni fa, don Giovanni Cadeddu, sacerdote originario di Sinnai, durante un convegno dedicato alla memoria storica locale. Riprendendo anche gli studi dello storico padre Sulis, don Cadeddu descriveva un rito collettivo profondamente radicato nella comunità, capace di unire fede, musica e partecipazione popolare.

Il pellegrinaggio partiva dalle chiese di Santa Vittoria e di San Marco, nel rione di Segossini. I fedeli percorrevano a piedi il tragitto verso Cagliari recitando il Rosario, con le candele accese tra le mani, mentre gruppi di cantori intonavano lodi e versi dedicati alla Vergine. A rendere ancora più suggestivo il cammino era la presenza dei suonatori di launeddas, che accompagnavano i momenti di preghiera con la musica tradizionale sarda.

Questa pratica si è mantenuta viva per secoli. Il pellegrinaggio da Sinnai è stato portato avanti con continuità fino all’inizio della Seconda guerra mondiale, quando le difficoltà legate al contesto storico ne interruppero lo svolgimento. Nonostante la pausa, il legame con la tradizione non si è mai spezzato.

La ripresa è avvenuta in tempi più recenti. Nel 1987 un gruppo legato a Comunione e Liberazione propose di recuperare l’antico cammino devozionale, coinvolgendo il parroco di Santa Barbara, don Giovanni Abis. In quell’occasione, circa 250 persone partirono a piedi da Sinnai per raggiungere Bonaria, dove furono accolte dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giovanni Canestri.

L’iniziativa ha registrato una crescita costante negli anni successivi. Già l’anno seguente i partecipanti erano saliti a 800, fino a superare, in alcune edizioni, le diecimila presenze, trasformando il pellegrinaggio in uno degli appuntamenti religiosi più partecipati del territorio.

Il percorso si snoda attraverso diversi centri, tra cui Settimo San Pietro, Selargius, Monserrato e Pirri, prima di arrivare al santuario. Si tratta di un viaggio vissuto come esperienza di fede e condivisione, affrontato anche in condizioni climatiche difficili, tra pioggia e freddo, ma capace di mantenere intatto il suo significato spirituale.

Oggi, il pellegrinaggio a Bonaria rappresenta non solo un momento religioso, ma anche un elemento identitario per molte comunità della Sardegna. Una tradizione che unisce storia, devozione e cultura popolare, mantenendo vivo il ricordo di un evento che, secondo la fede, ha segnato profondamente il territorio.

Redazione

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