Si apre una nuova fase nelle indagini e nelle attività di ricerca legate al tragico naufragio di Capo Figari, avvenuto il 19 aprile 2025 nelle acque di Golfo Aranci. Nelle ultime ore sono infatti iniziate le operazioni preliminari finalizzate all’individuazione e al recupero di quanto resta dell’imbarcazione affondata alla vigilia di Pasqua dello scorso anno.
L’accelerazione delle attività è arrivata dopo il recente ritrovamento di parti del corpo appartenenti a una delle vittime del naufragio, resti che sarebbero riconducibili con ogni probabilità a Lorenzo Deiana. La scoperta ha riportato l’attenzione sul caso e ha fornito nuovi elementi agli investigatori impegnati nella ricostruzione dell’accaduto.
Secondo quanto emerso, la Guardia Costiera avrebbe ricevuto ulteriori informazioni ritenute particolarmente importanti per restringere l’area delle ricerche e localizzare il relitto dell’imbarcazione. I nuovi dati potrebbero consentire agli operatori di concentrare gli sforzi in una zona specifica dei fondali al largo di Capo Figari.
L’area individuata coincide con quella già indicata nei mesi scorsi dall’avvocato Pietro Cherchi, legale della famiglia Deiana. La localizzazione era stata ottenuta attraverso un’attenta analisi delle tracce elettroniche lasciate dai telefoni cellulari delle vittime, i fratelli Lorenzo e Giuseppe Deiana. Grazie a un sistema di triangolazione dei dati disponibili, era stato possibile delimitare una porzione di mare considerata compatibile con il punto dell’affondamento.
Le nuove informazioni raccolte sembrano ora rafforzare quella ricostruzione, aumentando le possibilità di individuare il natante scomparso nei fondali. L’obiettivo delle operazioni è duplice: recuperare l’imbarcazione e acquisire ulteriori elementi utili per comprendere con precisione le circostanze che hanno portato al naufragio.
Per affrontare un intervento particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, potrebbe essere richiesto il supporto di mezzi altamente specializzati della Marina Militare. Tra le ipotesi al vaglio vi è infatti l’impiego della nave Anteo, unità navale dotata di sofisticate attrezzature per le operazioni subacquee in profondità.
L’eventuale utilizzo della nave consentirebbe di impiegare robot subacquei telecomandati e personale specializzato nelle attività di ricerca e recupero sui fondali marini. Si tratta di tecnologie già utilizzate in passato in operazioni particolarmente delicate e che potrebbero rivelarsi decisive anche nel caso del naufragio di Capo Figari.
Un precedente significativo è rappresentato dall’intervento effettuato per il recupero di una delle vittime del peschereccio Alemax. In quell’occasione, la collaborazione tra Guardia Costiera e Marina Militare aveva permesso di operare in condizioni estremamente difficili grazie all’impiego di sistemi avanzati di esplorazione subacquea.
Le nuove attività avviate in queste ore rappresentano dunque un passaggio importante per le famiglie coinvolte e per tutti coloro che attendono risposte definitive sulla vicenda. L’individuazione del relitto potrebbe infatti fornire elementi fondamentali per ricostruire gli ultimi momenti dell’imbarcazione e chiarire le cause dell’affondamento.
Le operazioni proseguiranno nei prossimi giorni secondo un programma che prevede verifiche tecniche e sopralluoghi preliminari nell’area individuata. Solo successivamente verrà definito l’eventuale impiego di mezzi specializzati e delle tecnologie necessarie per raggiungere il relitto.
La speranza è che i nuovi elementi raccolti consentano finalmente di localizzare l’imbarcazione scomparsa e di fare piena luce su uno dei più drammatici episodi avvenuti nelle acque del nord Sardegna negli ultimi anni.
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