Fotovoltaico sui tetti, la Sardegna può produrre energia senza consumare suolo

Uno studio del Crs4 calcola un potenziale di 22 terawattora grazie agli impianti sugli edifici: un modello che punta alla transizione verde senza sacrificare paesaggio e agricoltura

La Sardegna potrebbe aumentare la produzione di energia rinnovabile senza occupare nuovo territorio. La soluzione individuata da due ricercatori del Crs4, Andrea Pinna e Luca Massidda, passa dal potenziale fotovoltaico degli edifici esistenti: case, scuole e strutture pubbliche e private.

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista internazionale Applied Sciences, l’isola avrebbe la possibilità di raggiungere una produzione potenziale di circa 22 terawattora utilizzando esclusivamente le superfici dei tetti.

L’obiettivo indicato dai ricercatori è quello di coniugare la transizione energetica con la tutela del territorio, evitando la realizzazione di grandi impianti a terra che potrebbero incidere sul paesaggio o sottrarre aree alle attività agricole.

Energia rinnovabile senza consumo di territorio

La ricerca nasce dall’esigenza di individuare una strada alternativa nello sviluppo delle fonti rinnovabili. Il modello elaborato dai ricercatori del Crs4 utilizza un algoritmo per stimare la capacità produttiva degli edifici presenti nell’isola.

Il risultato indica che il fotovoltaico installato sui tetti potrebbe garantire energia senza trasformare terreni agricoli e senza modificare il paesaggio attraverso nuove infrastrutture a terra.

Secondo lo studio, l’utilizzo delle coperture degli edifici consentirebbe inoltre di evitare alcuni degli effetti ambientali associati alla realizzazione di impianti fotovoltaici sul suolo.

La comunità scientifica ha infatti analizzato gli effetti dei pannelli solari installati a terra anche rispetto alle possibili modifiche del microclima locale. Nel caso delle superfici già urbanizzate, invece, questi impatti risultano sostanzialmente assenti.

I numeri dello studio

La procedura sviluppata da Pinna e Massidda ha stimato una produzione annua di 239 kilowattora per metro quadrato, considerando una superficie complessiva disponibile di circa 92 chilometri quadrati di tetti.

Il dato finale raggiunge i 22 terawattora annui. Per comprendere la dimensione della cifra, si tratta di una quantità energetica equivalente a una potenza costante di circa 2.511 megawattora distribuita senza interruzioni per tutto l’anno.

Il confronto con i consumi regionali mostra il peso potenziale di questa produzione. Secondo i dati Terna, infatti, 22 terawattora rappresenterebbero quasi tre volte il fabbisogno elettrico della Sardegna.

A livello nazionale, il valore corrisponde invece a circa un quindicesimo dei consumi complessivi italiani, che si attestano intorno ai 320 terawattora.

Un modello per la transizione energetica

Lo studio propone quindi un approccio basato sulla valorizzazione delle superfici già disponibili. Il fotovoltaico sui tetti potrebbe rappresentare una componente importante della strategia energetica regionale, riducendo la necessità di nuove installazioni in aree naturali o agricole.

La ricerca evidenzia come la produzione di energia pulita possa essere compatibile con la tutela del territorio, puntando sulle infrastrutture già esistenti.

Il tema della transizione energetica resta centrale per la Sardegna, chiamata a incrementare l’utilizzo delle fonti rinnovabili rispettando al tempo stesso il patrimonio ambientale e paesaggistico dell’isola.

Il modello proposto dal Crs4 indica una possibile direzione: sfruttare il patrimonio edilizio esistente per produrre energia, trasformando i tetti in una risorsa strategica per il futuro energetico regionale.

Redazione

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