L’estate sarda è segnata da un nuovo allarme ambientale e sanitario: la crescente diffusione della vespa velutina, insetto altamente invasivo e pericoloso, sta mettendo in allerta autorità e cittadini. Il fenomeno, che coinvolge l’intero territorio isolano, si è intensificato nelle ultime settimane con una vera e propria esplosione di nidi, in particolare nella zona di Cagliari.
Solo nella giornata di sabato, i vigili del fuoco del capoluogo hanno effettuato 15 interventi di bonifica, distruggendo altrettanti nidi segnalati in diverse aree urbane e suburbane. Un dato che conferma l’elevato tasso di proliferazione di questa specie, originaria dell’Asia e ormai stabilmente insediata anche in Sardegna.
Secondo Ignazio Floris, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, ogni singolo nido può ospitare fino a cinquemila esemplari. Si tratta di colonie estremamente organizzate, difficili da eradicare e in grado di espandersi rapidamente anche in ambienti abitati.
La presenza della velutina, nota anche come “vespa killer”, rappresenta una minaccia concreta per l’ecosistema locale. Le api da miele, fondamentali per l’impollinazione e la produzione agricola, sono tra le principali vittime di questi predatori. Gli attacchi mirati contro gli alveari provocano una drastica riduzione della popolazione apistica, con conseguenze dirette sulla biodiversità e sull’economia agricola sarda.
Ma l’allarme riguarda anche la salute pubblica. Le velutine, infatti, sono dotate di un pungiglione più lungo e velenoso rispetto alle vespe comuni, e diventano particolarmente aggressive in prossimità dei loro nidi. Le loro punture possono causare gravi reazioni allergiche e, nei casi più estremi, anche shock anafilattici. La convivenza con questi insetti nelle aree urbane espone dunque i cittadini a un rischio crescente, in particolare bambini, anziani e soggetti allergici.
Gli esperti sottolineano che la rapida espansione della velutina è favorita dal cambiamento climatico, che ne agevola il ciclo vitale e ne amplia l’habitat. La mancanza di predatori naturali sull’Isola e l’abbondanza di cibo nei centri urbani completano il quadro di un’invasione difficile da contenere.
Le istituzioni stanno cercando di rispondere con interventi mirati e campagne di sensibilizzazione, ma la diffusione del fenomeno richiede un coordinamento più ampio tra enti locali, università, apicoltori e cittadini. Si invita la popolazione a segnalare tempestivamente la presenza di nidi e a evitare il contatto diretto, rivolgendosi ai numeri di emergenza per l’intervento degli operatori specializzati.
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