La mobilitazione si intensifica nel settentrione della Sardegna, con una nuova ondata di proteste che ha colpito l’accesso marittimo di Porto Torres. In seguito all’istituzione di un primo presidio a Cagliari, gli agricoltori e allevatori sardi si sono organizzati in un secondo presidio di durata prevista di cinque giorni, predisposto a estendersi qualora le condizioni non dovessero migliorare. La tensione si è acuita proprio mentre un gruppo di pastori e agricoltori sardi si dirigeva verso Roma, segnalando l’inizio di un presidio permanente presso lo scalo marittimo di Porto Torres.
La protesta ha visto la partecipazione massiva di trattori da tutto il nord dell’isola, che dalle prime ore della mattinata hanno iniziato a radunarsi nel piazzale antistante il molo di ponente, dando il via alle operazioni di allestimento del presidio. Circa quaranta macchine agricole hanno preso posizione nell’area, influenzando significativamente le operazioni di carico e scarico portuale, in modo simile a quanto già verificatosi a Cagliari nei giorni precedenti. È stato inoltre allestito un gazebo per offrire riparo dalle condizioni atmosferiche avverse e un’area per i pasti.
La durata del presidio è prevista per almeno cinque giorni, con prospettive di prolungamento in assenza di cambiamenti sostanziali. Massimiliano Gobbato, agricoltore cinquantaquattrenne di Santa Maria La Palma, Alghero, e tra i leader del movimento, ha espresso profondo malcontento verso le politiche europee, ritenute penalizzanti per il settore agricolo. Le richieste avanzate comprendono il riconoscimento e la valorizzazione della produzione locale, una più equa remunerazione dei prodotti, la riduzione delle imposte e dei costi di gasolio e fertilizzanti, essenziali per garantire la sostenibilità delle attività agricole.
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