Negli ultimi tempi, un crescente numero di donne ha infranto il silenzio riguardo esperienze di molestie e aggressioni a bordo delle navi, portando l’attenzione su un tema fino ad ora sommerso. Queste storie, emerse grazie alla coraggiosa testimonianza delle vittime alla Nuova, rivelano un inquietante schema di insicurezza per le donne che viaggiano sole.
Le vittime, pedinate nei corridoi e assillate sui social media, si sono ritrovate intrappolate nelle proprie cabine, assediate da uomini che conoscevano i loro nomi e numeri di cabina. Alcune hanno raccontato di esser state contattate tramite i propri profili social, mentre altre hanno descritto come, bloccate in aree deserte della nave, sono riuscite a fuggire solo con astuzia. Questi episodi, molti dei quali non denunciati per paura o per il desiderio di dimenticare, mettono in luce una realtà allarmante e persistentemente sottovalutata.
La deputata Francesca Ghirra ha portato la questione in Parlamento, chiedendo ai ministri Piantedosi e Salvini di prendere sul serio la gravità di questi fatti. La sua interrogazione sottolinea l’inadeguata risposta delle compagnie di navigazione, accusate di trattare con leggerezza queste denunce.
Di fronte a queste critiche, le compagnie di navigazione, tra cui il gruppo Moby Tirrenia e Grimaldi, hanno difeso la loro posizione, assicurando un impegno nella prevenzione e nella risoluzione dei casi denunciati. La questione, tuttavia, rimane aperta, con un chiaro bisogno di azioni concrete per garantire la sicurezza di tutte le passeggeri.
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