Nel canyon di Tuvixeddu, a Cagliari, i Carabinieri del Ris sono tornati sul luogo dove, trent’anni fa, fu rinvenuto il corpo senza vita di Manuela Murgia. L’ispezione si inserisce nel quadro di una riapertura delle indagini sulla morte della ragazza, avvenuta nel 1995 e rimasta fino ad oggi irrisolta.
Le nuove attività investigative si concentrano su possibili riscontri tra il terreno del sito e gli abiti della vittima, sui quali è in corso una perizia. Proprio per consentire l’approfondimento di questi esami, è stata formalmente richiesta una proroga dei termini di consegna dell’analisi al giudice per l’udienza preliminare Giorgio Altieri.
Durante il sopralluogo, i militari del Reparto investigazioni scientifiche di Cagliari hanno effettuato una mappatura approfondita della zona, allo scopo di prelevare campioni di terreno e frammenti di vegetazione, che saranno sottoposti a confronto con i dati raccolti finora. L’obiettivo è verificare la compatibilità tra i residui presenti sugli indumenti della giovane e gli elementi naturali del canyon, al fine di ottenere nuove prove o escludere contaminazioni.
L’unico indagato nel procedimento resta l’ex fidanzato di Manuela Murgia, oggi 54enne, su cui da anni si concentrano sospetti e ipotesi, ma che finora non è mai stato condannato. La riapertura del fascicolo e la nuova attenzione sul caso potrebbero rivelarsi decisive per far luce su una vicenda che da tempo attende una verità giudiziaria.
Il caso aveva suscitato grande attenzione all’epoca, anche per le modalità del ritrovamento del corpo e le numerose ombre sulle dinamiche dell’accaduto. Ora, grazie alle moderne tecniche forensi e a nuove indagini sul campo, gli inquirenti sperano di ricostruire con maggiore precisione le ultime ore di vita della giovane.
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