Galleria Siotto, la mostra Multipli/City indaga città, linguaggio e memoria

Alla Galleria Siotto la mostra Multipli/City di Şiir Özbilge indaga città, linguaggio e memoria tra pittura e simbolismo.

La mostra personale Multipli/City di Şiir Özbilge nasce con l’obiettivo di moltiplicare lo sguardo sull’opera di un’artista dalla ricerca complessa e profondamente contemporanea. Turca di origine e residente in Sardegna dal 2017, Özbilge costruisce un universo visivo stratificato che attraversa pittura, scrittura e simbolismo, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva che interroga le grandi polarità del nostro tempo. L’esposizione è ospitata negli spazi della Galleria Siotto e si inserisce in un contesto di riflessione culturale che mette al centro il rapporto tra individuo, collettività e potere.

Come osservato da Alice Deledda, direttrice artistica della Galleria Siotto, il percorso espositivo richiama i quattro atti di uno spettacolo teatrale, scandendo la narrazione in momenti distinti ma interconnessi. L’articolazione della mostra consente di attraversare temi quali presente e passato, verità e menzogna, ordine e caos, individualità e comunità. L’opera di Özbilge non si limita a rappresentare, ma mette in crisi le gerarchie visive e concettuali che regolano il modo in cui abitiamo lo spazio e interpretiamo la realtà.

Al centro della ricerca dell’artista emerge una riflessione profonda sul linguaggio e sull’Alfabeto come dispositivi di potere, appartenenza e resistenza. L’opera Theban Alphabet, che apre il percorso espositivo, utilizza un antico alfabeto esoterico femminile per creare un ponte tra culture, epoche storiche e dimensioni interiori. L’illeggibilità diventa così una scelta estetica e politica, trasformando la scrittura in uno strumento di sottrazione alle norme imposte. Il segno scritto si fa gesto di riappropriazione del sé, spazio autonomo che sfugge al controllo e rivendica una dimensione intima e simbolica.

Uno dei nuclei centrali della mostra è rappresentato dalla Città, intesa non solo come spazio fisico ma come organismo vivente e campo di tensioni. Istanbul, ribattezzata dall’artista Kaostantin o Caostantinopoli, appare come una metropoli reale e interiore, popolata da architetture, figure allegoriche, vivi e morti che convivono nello stesso scenario. La città diventa teatro di contraddizioni, luogo in cui memoria e presente si sovrappongono generando immagini dense e spesso disturbanti.

Redazione

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