La Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha visitato oggi il carcere di Badu ’e Carros, accompagnata dal sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, e accolta dalla direttrice dell’istituto, Daniela Marras, e dal provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per la Sardegna, Domenico Giuseppe Arena. All’incontro era presente anche la Garante dei detenuti, Giovanna Serra.
Il sopralluogo, che si inserisce in una fase decisiva per il futuro dell’istituto, ha avuto l’obiettivo di confrontarsi sul piano nazionale di rafforzamento del regime del 41 bis, e ha rappresentato un momento cruciale di discussione sulle prospettive dell’istituto, attualmente coinvolto in questo progetto.
Al centro del dibattito c’è la preoccupazione della Regione Sardegna riguardo la possibilità che il carcere di Badu ’e Carros venga destinato esclusivamente a detenuti sottoposti al regime 41 bis, come parte del piano nazionale. “È stato un incontro importante tra istituzioni, improntato alla leale collaborazione, a cui noi non ci sottraiamo. Il punto però deve essere chiaro: la nostra preoccupazione non è il numero dei posti al 41 bis, ma il rischio che il carcere venga destinato esclusivamente a questo regime”, ha dichiarato la Presidente Todde.
La Presidente ha sottolineato che Badu ’e Carros è un carcere circondariale situato all’interno della città, che nel corso degli anni ha stabilito relazioni con il territorio, il volontariato e la Chiesa, diventando un punto di riferimento per la comunità. “Trasformarlo in una struttura esclusivamente dedicata al 41 bis significherebbe tagliare questi legami e interrompere percorsi costruiti nel tempo”, ha aggiunto la Todde.
Il sopralluogo ha anche fatto emergere che i lavori di adeguamento dell’istituto sono ancora in corso, rendendo necessaria una comunicazione continua con il Ministero della Giustizia e con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per comprendere appieno lo stato della struttura. “Ho voluto verificare personalmente lo stato di avanzamento degli interventi. Parliamo di un cantiere ancora aperto, con lavori da completare. Per questo è necessario aprire un’interlocuzione seria con il Ministero della Giustizia e con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Non si possono assumere decisioni senza una reale conoscenza delle condizioni dei luoghi”, ha spiegato Todde.
La Presidente ha ribadito che la Regione Sardegna è pronta a collaborare per la sicurezza, ma ha contestato l’approccio complessivo del piano: “Riteniamo inaccettabile l’idea di dedicare in maniera esclusiva più carceri in Sardegna a questo regime, trattando l’isola come un deposito dei problemi del resto del Paese. Non vogliamo scontare il fatto di essere un’isola. Questa è una profonda ingiustizia che denunciamo con forza”.
Altro punto fondamentale sollevato durante il sopralluogo è stato il tema della funzione della pena e del diritto alla prossimità. La Presidente ha sottolineato l’importanza del principio di rieducazione previsto dalla Costituzione italiana, che implica la possibilità per i detenuti di scontare la pena in prossimità della loro comunità. “La pena deve essere scontata in prossimità. È un principio che richiama direttamente la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione, quella della seconda occasione”, ha dichiarato Todde.
Infine, la Presidente ha concluso chiedendo un confronto istituzionale serio e costruttivo, senza decisioni unilaterali, che possano compromettere ulteriormente il futuro del carcere e le relazioni con il territorio. “Quello che chiediamo è una leale collaborazione vera, non decisioni unilaterali. Non accetteremo che la Sardegna venga ancora una volta considerata un’isola carcere per scelte prese altrove”, ha concluso la Presidente della Regione.
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