Aggressione al servo pastore, condannato allevatore di Mores

Tre anni e otto mesi per il 43enne accusato di rapina e violenza ai danni di un lavoratore nigeriano

zuncheddu sentenza

Si è concluso con una condanna a tre anni e otto mesi il processo nei confronti di Dionigi Baragliu, 43 anni, allevatore originario di Mores, accusato di aver aggredito e rapinato un lavoratore nigeriano che prestava servizio come servo pastore nella sua azienda.

La sentenza è stata pronunciata dal collegio del tribunale presieduto da Giancosimo Mura, affiancato dai giudici Monia Adami e Stefania Mosca-Angelucci. I fatti contestati risalgono al 2019 e riguardano un episodio avvenuto durante un tragitto in auto verso la località di Chilivani.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 43enne avrebbe colpito il lavoratore quarantenne e gli avrebbe sottratto cellulare e documenti personali. L’uomo straniero lavorava da tempo alle dipendenze dell’imputato, circostanza che aveva reso particolarmente delicato il procedimento giudiziario.

Nel corso del processo anche il cittadino nigeriano era finito sotto accusa con le imputazioni di lesioni personali e porto d’armi. Le contestazioni riguardavano il morso inferto a un dito dell’allevatore durante l’aggressione e il presunto possesso di un’arma.

Il tribunale ha però assolto il quarantenne da entrambe le accuse. Nel caso delle lesioni, i giudici hanno stabilito che il fatto non costituisce reato, ritenendo il gesto riconducibile a una reazione difensiva. Per quanto riguarda invece il porto d’armi, l’assoluzione è arrivata perché il fatto non sussiste.

Durante la requisitoria il pubblico ministero Maria Paola Asara aveva chiesto una condanna più pesante nei confronti di Baragliu, sollecitando sette anni di reclusione. La pena inflitta dal collegio è stata quindi inferiore rispetto alla richiesta formulata dall’accusa.

Nel corso della discussione finale l’avvocato difensore Gianluca Sannio ha evidenziato quelle che, secondo la difesa, sarebbero state alcune contraddizioni emerse nel racconto della parte offesa, assistita dal legale Giuseppe Onorato.

Al termine dell’udienza il difensore del 43enne ha annunciato la volontà di impugnare la sentenza davanti alla Corte d’Appello. La vicenda giudiziaria potrebbe quindi proseguire nei prossimi mesi con un nuovo grado di giudizio.

Il caso aveva attirato attenzione anche per il tema delle condizioni lavorative nel settore pastorale e per il rapporto tra datore di lavoro e lavoratori stranieri impiegati nelle campagne del territorio.

Redazione

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