Per cinque anni avrebbe messo in atto una serie continuativa di raggiri ai danni di un imprenditore di 70 anni del Meilogu, riuscendo a ottenere complessivamente circa 200mila euro tra contanti e bonifici. È quanto contestato a un 46enne di Sassari, arrestato dai carabinieri nei giorni scorsi in un bar del quartiere Carbonazzi, proprio mentre avrebbe ricevuto l’ennesima somma di denaro, pari a 250 euro consegnati dalla vittima.
Secondo la ricostruzione investigativa, la relazione tra i due sarebbe iniziata nel 2021, quando l’uomo avrebbe chiesto aiuto economico presentandosi in condizioni di difficoltà. Da quel primo contatto, l’imprenditore avrebbe iniziato a versare denaro in modo progressivo, fino ad arrivare, nel giro di una sola settimana dall’inizio dei rapporti, a una prima somma di 5mila euro. Da quel momento, i versamenti si sarebbero susseguiti con regolarità nel tempo.
Il meccanismo, secondo quanto emerso, si basava su una serie di storie costruite per suscitare compassione e urgenza, utilizzate per giustificare continue richieste di denaro. Tra queste, la presunta morte dei genitori — circostanza che si sarebbe poi rivelata falsa — e la necessità di finanziare lavori di ristrutturazione di un immobile a Stintino. In altri casi, l’indagato avrebbe anche simulato situazioni di emergenza legale, arrivando a fingersi un avvocato e a modificare la voce per comunicare che il “cliente”, cioè se stesso, si trovava in carcere e necessitava di ulteriori somme.
Nel corso delle indagini è emerso anche un ulteriore elemento: la promessa di restituzione del denaro attraverso la futura vendita di una presunta abitazione dal valore di circa 400mila euro, che avrebbe dovuto garantire il rimborso integrale dei prestiti, inclusi interessi. Una prospettiva che avrebbe contribuito a rafforzare la fiducia della vittima e a prolungare la catena di versamenti.
Le modalità di pagamento sarebbero state varie. Parte delle somme sarebbe stata consegnata in contanti, con ricevute firmate, mentre altre transazioni sarebbero avvenute tramite versamenti su un conto postale intestato alla compagna dell’uomo. Un sistema articolato che avrebbe permesso di far circolare il denaro su canali differenti, rendendo più difficile la ricostruzione immediata dei flussi finanziari.
La svolta è arrivata quando l’imprenditore, non ricevendo alcun tipo di restituzione né riscontro concreto sulle promesse fatte, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. Da quel momento è partita l’attività investigativa che ha portato all’individuazione del sospettato e alla sua successiva cattura.
L’arresto è avvenuto giovedì scorso in un locale del quartiere Carbonazzi, dove il 46enne si trovava in compagnia del figlio minore. Secondo quanto riportato, proprio in quell’occasione avrebbe ricevuto ulteriori 250 euro dalla vittima, ultimo atto di una lunga sequenza di consegne economiche.
Dopo l’arresto, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Bancali. L’udienza di convalida si è svolta nelle ore successive e il giudice per le indagini preliminari ha disposto la scarcerazione, applicando però la misura dell’obbligo di firma. L’indagato è assistito dall’avvocato Marco Manca.
Dagli accertamenti è inoltre emerso che il 46enne aveva già un precedente specifico per truffa, in un caso analogo che aveva coinvolto un sacerdote, dal quale avrebbe ottenuto circa 80mila euro con modalità simili.
Il procedimento si trova ora nella fase preliminare e dovrà chiarire nel dettaglio la consistenza delle accuse e la posizione dell’indagato, mentre gli investigatori continuano a ricostruire l’intera rete dei movimenti economici avvenuti negli anni.
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