Necropoli di Cannas, la Carbonia preistorica di oltre 6mila anni fa

Il sito racconta una comunità neolitica sviluppatasi nell’area dell’attuale città sarda. Nella sola tomba 12 sono stati rinvenuti resti appartenenti a 225 individui e quattro statuine legate al culto della dea madre

Molto prima della fondazione della Carbonia moderna, avvenuta tra il 1937 e il 1938, nell’area occupata oggi dalla città esisteva già un insediamento umano organizzato. Le sue tracce sono conservate nella necropoli di Cannas di Sotto, un importante complesso archeologico inserito ormai completamente nel tessuto urbano.

Le testimonianze disponibili permettono di collocare le prime fasi di frequentazione dell’area tra il 4500 e il 4000 avanti Cristo, durante il Neolitico. La presenza umana sarebbe proseguita per un lungo arco temporale, con reperti che arrivano indicativamente fino al 2700 a.C.

La necropoli costituisce quindi una finestra sulla Sardegna di migliaia di anni fa e sulle comunità che abitarono il territorio molto prima dello sviluppo della civiltà nuragica. Nel complesso archeologico sono state censite 26 tombe, alcune delle quali hanno restituito una quantità particolarmente significativa di reperti e resti umani.

Il caso più rilevante è quello della tomba 12, considerata uno degli ambienti principali dell’intera necropoli. Al suo interno sono stati individuati i resti di ben 225 persone, testimonianza del prolungato utilizzo funerario del sito da parte delle comunità che si sono succedute nell’area.

Dalla stessa tomba provengono anche quattro statuine riconducibili alla figura della dea madre, datate al Neolitico medio, tra il 4500 e il 4000 a.C. I reperti sono stati scoperti nell’ambito delle attività della Soprintendenza archeologica e della campagna diretta da Gianfranca Salis.

Le statuine costituiscono un elemento particolarmente interessante per ricostruire la dimensione simbolica e religiosa delle popolazioni dell’epoca. Il culto legato alla figura femminile era infatti presente in differenti comunità neolitiche e i ritrovamenti di Cannas contribuiscono a documentarne la presenza anche in quest’area della Sardegna.

A fare il punto sull’importanza del sito è stato un convegno promosso dal Comune e dal Consorzio Sistema Sardegna, soggetto che gestisce i luoghi archeologici e culturali di Carbonia. L’incontro è stato condotto dall’archeologo Giacomo Paglietti.

Secondo la ricostruzione illustrata da Paglietti, già dagli anni Settanta gli studi avevano iniziato a mettere in evidenza il valore delle domus de janas presenti nell’area. Le successive ricerche hanno consentito di formulare l’ipotesi dell’esistenza di un villaggio situato verso est e di comprendere meglio le diverse fasi di utilizzo della necropoli.

Il complesso rappresenta infatti un esempio di ipogeismo sviluppatosi a partire dal quinto millennio a.C.. Gli spazi funerari non sarebbero stati utilizzati da una sola comunità o in un’unica fase storica, ma riadattati e frequentati ripetutamente dalle società succedutesi nel territorio.

Accanto alle sepolture emerge progressivamente anche il profilo dell’antico insediamento. Nei periodi di maggiore sviluppo, il villaggio potrebbe aver raggiunto circa un centinaio di capanne, con una popolazione che nelle fasi più prospere viene stimata fino a circa mille persone.

Si tratterebbe quindi di una comunità numericamente significativa per l’epoca. Le ipotesi formulate dagli studiosi indicano inoltre la possibile presenza di gruppi provenienti non soltanto dalla Sardegna, ma anche dalla penisola italiana e da quella iberica, inserendo l’insediamento in un quadro più ampio di spostamenti e contatti nel Mediterraneo preistorico.

La vita quotidiana era strettamente collegata alle risorse disponibili nell’ambiente circostante. Gli abitanti praticavano agricoltura, allevamento e caccia, sfruttando inoltre la presenza dei corsi d’acqua vicini, tra cui il rio Cannas.

Anche le informazioni ricavate dai resti umani contribuiscono a delineare le caratteristiche della popolazione. L’età raggiunta dagli abitanti poteva arrivare indicativamente fino ai 45 anni, in particolare nel caso delle donne, secondo le ricostruzioni presentate.

La documentazione archeologica conosciuta mostra poi una discontinuità. Dopo il 2700 a.C. non emergono, sulla base dei ritrovamenti citati, nuove testimonianze fino all’arrivo della civiltà nuragica. Un intervallo che rappresenta uno dei diversi aspetti ancora da leggere all’interno della lunga storia del territorio.

Oggi la necropoli presenta una caratteristica particolare: non si trova in un’area isolata, ma è circondata dalla Carbonia contemporanea. A ridosso della collina sono stati costruiti una ventina di edifici di edilizia popolare, mentre alle spalle del complesso si sviluppa il quartiere residenziale di Santa Caterina.

Il risultato è un parco archeologico inglobato nel perimetro cittadino, dove epoche separate da migliaia di anni convivono nello stesso spazio. Proprio questa collocazione rende possibile un confronto immediato tra la città fondata nel Novecento e le testimonianze delle comunità che abitavano la stessa zona oltre sei millenni fa.

La necropoli di Cannas di Sotto rappresenta così uno dei luoghi attraverso i quali ricostruire le origini più remote dell’occupazione umana nell’area di Carbonia: 26 tombe censite, centinaia di resti umani e reperti del Neolitico raccontano una storia iniziata migliaia di anni prima della nascita della città moderna.

Redazione

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