Un esemplare di Nacchera (Pinna nobilis) è stato recuperato dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna dopo un episodio di prelievo illecito avvenuto sulla costa di Calasetta. L’intervento degli agenti della Stazione forestale di Sant’Antioco è scattato domenica 23 agosto alla Spiaggia Grande, in seguito alla segnalazione di alcuni cittadini che avevano notato una situazione sospetta.
Durante i controlli, il personale forestale ha individuato un giovane esemplare del grande bivalve mediterraneo nascosto in un piccolo anfratto tra gli scogli, a poca distanza dall’ombrellone di un turista. La Nacchera era ancora viva ed era stata rimossa dal suo ambiente naturale in violazione delle norme di tutela della specie.
Gli agenti hanno immediatamente avviato gli accertamenti per individuare il responsabile del prelievo e hanno proceduto alla redazione degli atti destinati alla Procura della Repubblica competente. L’episodio ha riportato l’attenzione sulla necessità di proteggere una specie marina particolarmente vulnerabile e già gravemente minacciata.
La Pinna nobilis è infatti il più grande mollusco bivalve presente nel Mar Mediterraneo ed è considerata una specie a rischio di estinzione. La sua tutela è prevista dalla Direttiva europea Habitat del 1992, che ne riconosce l’importanza ecologica e stabilisce specifiche misure di conservazione.
Negli ultimi anni la popolazione della Nacchera ha subito un forte ridimensionamento a causa di diversi fattori, tra cui l’inquinamento marino, gli effetti dei cambiamenti climatici e i prelievi illegali da parte di persone che sottraggono gli esemplari dal loro habitat naturale.
Il Corpo forestale ricorda che la normativa prevede un divieto assoluto di raccolta della specie. Il prelievo, la detenzione o la commercializzazione della Nacchera costituiscono un reato e possono comportare l’arresto da due mesi a due anni oppure un’ammenda compresa tra 2.000 e 12.000 euro.
Le sanzioni non riguardano soltanto gli animali vivi. La protezione si estende anche alle conchiglie vuote e ai resti dell’animale: anche la semplice asportazione, conservazione o vendita delle valve della Pinna nobilis è vietata, così come il possesso di parti dell’esemplare.
L’intervento sulla Spiaggia Grande di Calasetta si inserisce nelle attività di controllo svolte per salvaguardare gli ecosistemi costieri della Sardegna, soprattutto durante il periodo estivo, quando l’aumento della presenza turistica può comportare una maggiore pressione sugli ambienti naturali.
Il Corpo forestale ha inoltre rinnovato l’appello rivolto a residenti e visitatori affinché rispettino il patrimonio ambientale delle coste. Non devono essere raccolti conchiglie, sabbia o ciottoli dai litorali senza autorizzazione, perché anche piccoli prelievi possono contribuire al deterioramento degli ambienti marini e costieri.
In Sardegna è infatti in vigore la legge regionale numero 16 del 2017, che disciplina la tutela del patrimonio naturale delle spiagge. La normativa stabilisce che chiunque asporti, detenga o venda materiali naturali provenienti dai litorali senza autorizzazione può ricevere una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro, salvo che il comportamento costituisca un reato più grave.
La vicenda di Calasetta rappresenta quindi un nuovo richiamo alla responsabilità individuale nella tutela del mare. La conservazione delle specie protette passa anche attraverso comportamenti quotidiani rispettosi, soprattutto in aree costiere caratterizzate da un’elevata ricchezza biologica.
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