Nel cuore del Sulcis Iglesiente, immersa in un paesaggio silenzioso e carico di fascino ancestrale, la Necropoli di Montessu racconta una storia lunga oltre cinquemila anni. Situato nel territorio di Villaperuccio, questo straordinario complesso archeologico è considerato una delle più grandi necropoli a domus de janas dell’intera Sardegna.
Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, tra rocce scolpite, simboli sacri e tracce di un’antichissima spiritualità che ancora oggi continua a esercitare un magnetismo difficile da spiegare.
Una necropoli scavata nella montagna
La necropoli si sviluppa lungo il costone di una collina calcarea e ospita decine di tombe ipogeiche scavate nella roccia dal popolo prenuragico che abitava la pianura sottostante.
Cinquemila anni fa, comunità di agricoltori e cacciatori utilizzavano queste cavità artificiali come luoghi destinati al culto dei morti e alla sepoltura dei propri defunti. Le domus de janas, letteralmente “case delle fate”, rappresentavano molto più di semplici tombe: erano spazi sacri legati al rapporto tra vita, morte e rigenerazione.
Passeggiando tra gli antichi antri di Montessu si percepisce ancora oggi il legame profondo tra uomo, natura e spiritualità che caratterizzava le civiltà neolitiche della Sardegna.
Le incisioni sacre e l’ocra rossa
Uno degli elementi più affascinanti della necropoli è rappresentato dalle decorazioni simboliche presenti in alcune tombe.
Sulle pareti rocciose compaiono incisioni geometriche, spirali, motivi rituali e dettagli scolpiti con sorprendente precisione. In diversi punti sono ancora visibili tracce di ocra rossa, pigmento utilizzato nei riti funerari e associato simbolicamente al sangue, alla vita e alla rinascita.
Secondo gli studiosi, questo colore rappresentava la speranza di rigenerazione spirituale e la protezione della Dea Madre, figura centrale nelle credenze religiose delle antiche popolazioni prenuragiche.
La presenza di questi elementi trasforma Montessu in un luogo dove archeologia, religione e simbolismo si intrecciano in maniera straordinaria.
Sa Cresiedda, la “chiesetta” della preistoria
Tra tutte le tombe della necropoli, una delle più celebri è senza dubbio Sa Cresiedda, conosciuta anche come “la chiesetta”.
Questa domus de janas colpisce per la presenza di colonne lasciate volutamente intatte all’interno della roccia durante lo scavo, testimonianza dell’abilità tecnica e artistica raggiunta dalle comunità che realizzarono il sito.
L’ambiente interno, modellato con sorprendente precisione, restituisce un’atmosfera quasi mistica. Le forme architettoniche, unite al silenzio della necropoli e alla luce che filtra tra le rocce, rendono Sa Cresiedda uno dei luoghi più suggestivi dell’archeologia sarda.
Un luogo tra magia e memoria
Visitare la Necropoli di Montessu significa compiere un viaggio dentro la Sardegna più antica e misteriosa.
Qui la dimensione storica si fonde con quella emotiva: il paesaggio, il silenzio e le testimonianze lasciate nella pietra restituiscono la sensazione di trovarsi davanti a un patrimonio che conserva ancora un’aura quasi sacra.
Seguici su
Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.