La carenza idrica persiste in Sardegna nonostante le recenti precipitazioni: si registrano le prime limitazioni nell’uso dell’acqua.
Le comunità da Sedilo a Porto San Paolo ora devono adattarsi a usare l’acqua principalmente per bisogni domestici, il sostentamento del bestiame e la manutenzione delle stalle. Le precipitazioni recenti hanno incrementato le riserve idriche dell’isola di dieci milioni di metri cubi, un incremento che è stato accolto positivamente dai settori agricoli. Tuttavia, come sottolinea Gavino Zirattu, presidente di Anbi-Sardegna, questo incremento non ha significativamente influenzato le scorte totali di acqua nei bacini idrici.
Secondo le ultime analisi dell’Autorità di Bacino, al 31 dicembre, i livelli complessivi nelle dighe sarde erano di 900 milioni di metri cubi, segnando un decremento rispetto ai mesi precedenti e raggiungendo solo metà della capacità massima consentita. La situazione attuale mostra un quadro preoccupante, con segnalazioni di allarme in molte aree.
Di conseguenza, vengono imposte restrizioni severe sull’uso dell’acqua in diverse parti della regione, da Sedilo a Porto San Paolo. Queste includono limitazioni sull’uso dell’acqua potabile, sull’abbeveraggio degli animali e sulla pulizia delle stalle, mentre l’irrigazione dei campi e l’innaffiamento dei giardini sono vietati.
Ad esempio, la diga di Posada, che ha recentemente raccolto soltanto 200mila metri cubi di acqua, sta funzionando solo al 13% della sua capacità. Anche l’invaso sul Cedrino, che serve l’area attorno a Dorgali, e altri bacini come il Taloro stanno affrontando situazioni analogamente critiche.
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