Con l’arrivo massiccio dei turisti, gli ospedali della Sardegna sono messi a dura prova, soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza. Il personale medico e infermieristico denuncia condizioni di lavoro al limite, aggravate da una gestione dell’assistenza territoriale che molti definiscono ormai «in tilt».
Nei pronto soccorso, le attese superano anche le 8 ore, generando disagi sia per i pazienti residenti che per i visitatori. All’ospedale Brotzu di Cagliari, uno dei maggiori poli sanitari dell’isola, si registrano quotidianamente fino a 190 accessi, con un flusso costante che rende estremamente complessa la gestione dei casi, anche quelli meno gravi.
Il sovraccarico non riguarda solo l’assistenza immediata. Aumentano anche gli interventi chirurgici e le richieste di ricovero, ma, in mancanza di personale e posti letto, cresce il numero dei pazienti trasferiti fuori regione, con evidenti disagi per le famiglie e costi elevati per il sistema sanitario.
Un altro fronte critico è rappresentato dai soccorsi con elicottero, particolarmente indispensabili in aree isolate o turistiche come la Gallura e la Baronia. La domanda di trasporto urgente supera la disponibilità dei mezzi, rallentando le operazioni di emergenza e mettendo a rischio la tempestività degli interventi.
Secondo fonti ospedaliere, la pressione sui reparti ha raggiunto livelli preoccupanti già nelle prime settimane di luglio, con un peggioramento continuo a causa dell’afflusso turistico, spesso concentrato nelle aree con minore copertura sanitaria. La carenza di personale stagionale, il blocco del turn over e i pensionamenti non rimpiazzati aggravano la situazione, rendendo difficile garantire un servizio adeguato anche nei principali centri urbani.
Il sistema dell’assistenza territoriale, che dovrebbe intercettare i casi meno urgenti prima che arrivino nei pronto soccorso, appare completamente disfunzionale, secondo le denunce dei sindacati e degli operatori. I medici di base sono oberati e le guardie mediche spesso non sufficientemente operative nei giorni festivi o nelle ore notturne.
La Regione Sardegna è chiamata a intervenire con urgenza, sia sul fronte del potenziamento delle risorse umane sia sulla revisione del modello organizzativo dell’emergenza sanitaria, anche in vista dei picchi di affluenza previsti nelle prossime settimane.
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