La sanità sarda si trova di fronte a una possibile emergenza organizzativa che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’assistenza ai cittadini. Undici pronto soccorso dell’isola rischiano infatti la chiusura con la fine dei contratti dei cosiddetti “gettonisti”, medici reclutati per coprire carenze di organico nelle strutture di emergenza-urgenza.
La scadenza è fissata al 30 giugno e, allo stato attuale, non sono previste proroghe. Un termine che potrebbe aggravare una situazione già oggi definita critica, soprattutto nei presidi ospedalieri più esposti alla carenza di personale. Il ricorso ai medici a gettone, negli ultimi anni, ha rappresentato una soluzione tampone per garantire la continuità del servizio, ma la sua interruzione rischia di lasciare scoperti interi reparti.
A lanciare l’allarme è il sindacato dei medici Cimo, che ha evidenziato come la fine dei contratti senza alternative strutturali potrebbe compromettere il funzionamento di numerosi pronto soccorso, con possibili ripercussioni sull’intero sistema sanitario regionale. La questione riguarda non solo la disponibilità di personale, ma anche la tenuta complessiva della rete dell’emergenza.
Secondo il vicesegretario regionale del Cimo, Emanuele Cabras, è necessario intervenire con tempestività. «Investire sul personale in servizio prima che sia troppo tardi» è la linea indicata dal sindacato, che ha avanzato una proposta per evitare il rischio di disservizi. L’obiettivo è rafforzare gli organici stabili, riducendo la dipendenza da soluzioni temporanee e garantendo una maggiore continuità assistenziale.
Il tema dei medici a gettone è da tempo al centro del dibattito nazionale, in particolare nelle regioni che registrano maggiori difficoltà nel reclutamento di personale sanitario. In Sardegna, la conformazione geografica e la distribuzione della popolazione rendono ancora più delicata la gestione dei servizi di emergenza, con strutture spesso distanti tra loro e chiamate a coprire ampi bacini territoriali.
L’eventuale chiusura o riduzione dell’attività di undici pronto soccorso rappresenterebbe un impatto significativo per i cittadini, soprattutto nelle aree più periferiche. La necessità di garantire tempi di intervento rapidi e cure immediate rende imprescindibile il mantenimento operativo di questi presidi, considerati punti nevralgici del sistema sanitario.
Nelle prossime settimane sarà quindi determinante capire quali misure verranno adottate per fronteggiare la situazione. Il confronto tra istituzioni e rappresentanze dei medici appare centrale per individuare soluzioni sostenibili, in grado di assicurare la continuità del servizio senza ricorrere esclusivamente a strumenti emergenziali.
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