Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge che regolamenta il suicidio medicalmente assistito, sancendo l’applicazione territoriale della sentenza della Corte Costituzionale che apre alla possibilità di scegliere la morte in caso di sofferenze fisiche insopportabili e irreversibili. Il provvedimento, proposto dai radicali dell’associazione Luca Coscioni e sostenuto dal centrosinistra, è passato con 32 voti favorevoli, mentre il centrodestra ha votato compatto contro, alimentando un acceso dibattito sia dentro che fuori dall’aula.
A dividere ulteriormente il fronte politico è stato il voto favorevole di Gianni Chessa, ex esponente del Partito Sardo d’Azione, che nei giorni scorsi aveva espresso forti dubbi sulla normativa. A sorpresa, ha invece votato contro il consigliere di maggioranza Lorenzo Cozzolino, segno di una frattura interna anche tra le fila che sostengono la giunta guidata da Alessandra Todde.
La legge prevede l’istituzione di una commissione regionale, incaricata di valutare caso per caso i requisiti previsti per accedere al suicidio assistito, tra cui la condizione clinica del paziente, l’irrevocabilità della malattia e il persistente desiderio di porre fine alla propria vita espresso in modo lucido e consapevole.
L’approvazione ha scatenato la dura reazione dell’associazione Pro Vita & Famiglia, che ha chiesto al Governo di impugnare la legge, come già avvenuto con la Toscana. Il presidente Antonio Brandi ha definito il testo “una legge omicida”, sostenendo che la Regione Sardegna, con un’offerta insufficiente di cure palliative e carenze strutturali negli hospice, dovrebbe semmai potenziare l’assistenza ai malati e non agevolare l’accesso al suicidio.
Nel comunicato diffuso dall’associazione si legge: «La Sardegna è la vergogna nazionale per l’accesso alle cure palliative, con meno del 5% dei pazienti che ne avrebbero diritto effettivamente assistiti. In questo contesto, facilitare il suicidio è una follia cinica e irresponsabile».
La giunta Todde difende il provvedimento, sottolineando che la legge regionale si muove all’interno dei margini indicati dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato del 2019, e che l’obiettivo è garantire un percorso regolato, trasparente e rispettoso della volontà del paziente, evitando zone grigie o discrezionalità pericolose.
L’approvazione avviene in un momento politicamente delicato per la giunta sarda, già colpita da un pronunciamento di decadenza da parte della magistratura, circostanza che contribuisce ad alimentare le tensioni attorno a una legge che tocca uno dei temi più controversi del dibattito bioetico contemporaneo.
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