Un filo invisibile lega i destini di docenti precari, studenti e famiglie in Sardegna: il futuro della scuola pubblica, un pilastro fondamentale per la comunità. Questo filo si è trasformato oggi in una catena di voci e passi in piazza Garibaldi, a Cagliari, dove il Movimento Precari Sardi in Cattedra, insieme a cittadini e associazioni, ha alzato il volume delle proprie richieste per un cambiamento profondo nelle politiche educative.
Un grido che risuona in tutta Italia
Le proteste locali si inseriscono in un più ampio contesto nazionale, con manifestazioni organizzate da CDS e IlProfSpecializzato. Il messaggio è chiaro: la scuola pubblica non può essere un campo di battaglia per la sopravvivenza dei docenti, né un ostacolo per chi sogna un’istruzione di qualità.
Tra le rivendicazioni del movimento emergono due richieste principali:
- La stabilizzazione immediata dei docenti precari, una misura vista come imprescindibile per garantire continuità didattica e dignità professionale.
- Il rifiuto della formazione INDIRE, considerata un inutile aggravio burocratico che penalizza i docenti formati in Italia, favorendo invece chi utilizza titoli esteri di dubbia qualità.
Graduatorie e concorsi sotto accusa
I manifestanti chiedono l’apertura delle Graduatorie di Merito (GM) ad esaurimento per il concorso PNRR1, ritenendo essenziale garantire trasparenza e progressività nell’assegnazione dei posti disponibili. Contestualmente, si oppongono al concorso PNRR2, avviato nonostante il fatto che centinaia di posti dal precedente concorso siano ancora scoperti. Un paradosso che, secondo i docenti, sottolinea l’inefficienza della gestione scolastica.
Una battaglia che coinvolge tutti
La protesta non riguarda solo i docenti. Studenti e famiglie condividono la frustrazione per un sistema scolastico che sembra incapace di rispondere alle sfide moderne. L’incertezza lavorativa degli insegnanti si riflette negativamente sulla qualità dell’istruzione, minacciando il diritto degli studenti a un percorso formativo stabile e di qualità.
Un appello alle istituzioni
Il movimento chiede un intervento deciso da parte delle istituzioni, affinché la scuola pubblica torni a essere una priorità nazionale. “La stabilizzazione dei precari, la revisione dei concorsi e una gestione più equa delle graduatorie sono azioni non più rinviabili,” affermano i rappresentanti del movimento.
Questa mobilitazione, partita dalla Sardegna, punta a unirsi a una rete di proteste a livello nazionale, con l’obiettivo di porre la scuola pubblica al centro del dibattito politico e sociale.
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