Una fiaccolata silenziosa, ma carica di significato, illuminerà questa sera le facciate di quindici ospedali in Sardegna che aderiranno all’iniziativa nazionale “Luci sulla Palestina – 100 ospedali per Gaza”. Il flash mob, organizzato dalla rete #DigiunoGaza, si terrà dalle 21 alle 22 davanti ai presidi ospedalieri dell’Isola, e vedrà coinvolti circa 2.000 operatori e operatrici sanitarie sarde, accomunati dalla volontà di esprimere vicinanza al popolo palestinese e denunciare quello che definiscono un genocidio in atto.
La manifestazione sarà anche un momento di commemorazione per i 1.677 professionisti sanitari palestinesi che hanno perso la vita nei territori di Gaza dall’ottobre 2023. Una strage silenziosa che ha colpito duramente il personale medico impegnato in prima linea durante il conflitto.
Cagliari e Monserrato saranno tra i centri principali dell’iniziativa, con la partecipazione dell’ospedale Brotzu e del Policlinico universitario. Tuttavia, è Sassari a registrare il numero più alto di adesioni, con quasi 800 professionisti coinvolti. Anche Oristano, Bosa e Ghilarza prenderanno parte all’evento, dimostrando un’adesione diffusa su tutto il territorio regionale.
La popolazione è invitata a partecipare attivamente, portando una fonte luminosa – che sia una torcia, una lampada portatile, un lumino LED o semplicemente la luce del cellulare – per unirsi in una testimonianza collettiva e silenziosa.
All’iniziativa si unirà anche il comitato Sos Sanità Barbagia Mandrolisai, che ha annunciato la propria presenza davanti all’ospedale San Camillo di Sorgono. La loro partecipazione sottolinea il legame tra sanità locale e solidarietà internazionale, in un momento in cui il personale medico sente il bisogno di far sentire la propria voce anche fuori dai reparti.
Questa mobilitazione, che ha preso forza in tutta Italia, vuole attirare l’attenzione sull’emergenza umanitaria in corso nella Striscia di Gaza e, allo stesso tempo, rendere omaggio al sacrificio dei colleghi medici palestinesi, spesso rimasti vittime mentre prestavano soccorso.
Non si tratta solo di un gesto simbolico, ma di un’azione condivisa che unisce l’impegno professionale alla coscienza civile. Un messaggio forte, che parte dagli ospedali italiani per raggiungere idealmente i corridoi devastati degli ospedali di Gaza, dove la speranza resiste tra le macerie.
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