a scena si apre su un tappeto che non smette di avanzare, una superficie in continuo scorrimento che diventa territorio fisico e simbolico su cui si muove una figura femminile chiamata a incarnare le molteplici dimensioni della vita. Tapirulan, ultima creazione firmata da Gruppo e-Motion, propone una riflessione sulla condizione della donna contemporanea attraverso il linguaggio della danza, mettendo in dialogo memoria, tempo e identità. L’opera debutterà il 12 dicembre al Teatro delle Saline di Cagliari all’interno del festival Corfuentes, organizzato da Asmed – Balletto di Sardegna – Crid Sardegna, per poi approdare il 14 dicembre alla Sala Assoli di Napoli durante la rassegna Second Hand – Di Seconda Mano, curata da Movimento Danza.
Il cuore della produzione risiede in un’immagine scenica tanto semplice quanto potente: un tapis roulant che accompagna la performer lungo un percorso che attraversa infanzia, maturità e ricordi, traducendo in movimento i cambiamenti interiori e le pressioni esterne che scandiscono la vita di una donna. Il corpo diventa così archivio vivente, un campo in cui si sedimentano ruoli, aspettative, fragilità e conquiste. Le figure della figlia, della madre, della lavoratrice e dell’amante emergono come tappe di una traiettoria emotiva complessa, scandita da slanci, arresti, riprese e attimi sospesi.
La coreografia, firmata da Sara Lourenco e interpretata da Francesca La Cava, trova nella drammaturgia di Anouscka Brodacz un solido impianto narrativo che permette a gesti, posture e movimenti di trasformarsi in segni carichi di significato. L’indagine artistica si concentra sul tempo non come semplice successione cronologica, ma come forza che modella le percezioni e il vissuto, plasmandone le relazioni, i desideri e le fragilità. Il pubblico è chiamato a seguire la performer in un viaggio che non concede pause, in cui l’inesorabilità del tempo si intreccia a momenti di rivelazione e di riconoscimento.
Uno degli elementi più caratteristici della produzione è l’uso del tapis roulant non solo come dispositivo scenico, ma come strumento di narrazione. La sua presenza costante diventa metafora del cammino interiore che caratterizza ogni esistenza, un invito a osservare come la danza possa trasformare un oggetto quotidiano in elemento poetico, capace di evocare resistenza, slancio e trasformazione. A questa dimensione visiva si aggiunge un lavoro sonoro e spaziale che contribuisce a rendere l’ambiente scenico un organismo vivo, in cui movimento, luci e oggetti dialogano tra loro per restituire allo spettatore un’esperienza immersiva.
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