L’incidente mortale avvenuto nel bosco di Mela Murgia, in provincia di Cagliari, rappresenta uno degli episodi più gravi delle ultime stagioni venatorie. Due giovani, di 27 e 28 anni, hanno perso la vita, uno dei quali, secondo le prime ricostruzioni, non era in possesso del porto d’armi. Se confermate le dinamiche riportate dagli inquirenti, la tragedia evidenzia ancora una volta i pericoli intrinseci della caccia, non solo per chi la pratica ma anche per l’intera collettività.
Un bilancio drammatico e in crescita, l’Intervento dell’Onorevole Brambilla
“La caccia è una pratica anacronistica, dannosa per la biodiversità e pericolosissima per la sicurezza pubblica,” ha dichiarato l’On. Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), che ha espresso sgomento per l’accaduto. “PIU’ CONTROLLI SU CACCIA E ARMI”. “Se sarà confermata la prima ricostruzione degli inquirenti, l’incidente di caccia nel bosco di Mela Murgia (provincia di Cagliari) sarà uno dei più gravi delle ultime stagioni: due morti, di 27 e 28 anni, dei quali solo uno, a quanto sembra, aveva il porto d’armi. Non mi stancherò mai di ripetere che la caccia è una pratica anacronistica, estremamente dannosa per la biodiversità e per l’ambiente, pericolosissima per la pubblica sicurezza. Come dimostrano i 10 morti e 23 feriti registrati dall’Associazione vittime della caccia solo dal 1° settembre al 29 novembre 2024, ai quali, purtroppo si aggiungono i due giovani che hanno perduto la vita ieri”.
Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, che definisce “incomprensibile” e “irresponsabile” la connivenza dei politici, a tutti i livelli, con una lobby, quella delle doppiette, sempre meno rappresentativa, la cui base si assottiglia da un anno all’altro”.
Le posizioni di OIPA ed ENPA
L’OIPA e l’ENPA hanno espresso posizioni simili, chiedendo misure immediate per affrontare quello che definiscono un problema di sicurezza pubblica. Entrambe le organizzazioni auspicano una revisione radicale della normativa venatoria, sollecitando la sospensione della stagione di caccia 2024-2025.
L’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) chiede a Governo e Parlamento “di valutare seriamente le conseguenze dell’attività venatoria sulla sicurezza pubblica e di mettere mano alla legislazione in materia per evitare che, a fine stagione, si continui a fare la conta dei morti: cacciatori e non. Quello delle vittime della caccia è un tema ancora poco considerato dalle istituzioni eppure, dato il conteggio delle vittime, il legislatore dovrebbe iniziare a riflettere sul problema di sicurezza pubblica evidenziato da questi incidenti, rileva l’Oipa. Quante vittime umane, senza considerare gli animali, dovrà ancora fare l’attività venatoria prima che questa circostanza diventi un allarme sociale? Occorrerebbe un giro di vite legislativo per eliminare alla radice questo grave problema di sicurezza pubblica.”
L’ENPA ha ribadito che: «La vita delle persone, così come quella degli animali, viene prima degli interessi delle lobby. Chiediamo ancora una volta al ministro dell’Interno di fermare questo far west, la situazione è ormai fuori controllo». In seguito alla morte di due cacciatori in Sardegna, per i quali Enpa esprime il proprio cordoglio, l’associazione animalista torna a chiedere la sospensione della stagione venatoria 2024-2025, ribadendo nuovamente come la caccia sia diventata sempre più un problema di sicurezza pubblica. «A rischio non è soltanto la vita dei cacciatori, ma anche quella di tantissime persone che con la caccia non hanno nulla a che fare; escursionisti freddati nei boschi ma anche persone raggiunte nelle loro stesse abitazioni da proiettili vaganti. Continuare a non fare nulla equivale a rendersi complici, anzitutto moralmente, di questa mattanza».
Le morti di caccia – sottolinea Enpa – non sono né accidentali né casuali, ma, visto il tipo di attività praticata, che prevede appunto le fucilate e l’uccisione di altri esseri viventi, sono un evento assolutamente prevedibile e da mettere in conto, come dimostra appunto il tragico conto annuale dei decessi venatori. «Se Governo e maggioranza avessero davvero a cuore la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, si adopererebbero per risolvere questa emergenza. Invece, come dimostrano i numerosi provvedimenti approvati in questi due anni con decreti e emendamenti a leggi del tutto estranee alla materia – senza neanche una democratica discussione parlamentare – appoggiano le richieste più estreme dei cacciatori e degli armieri, al punto che L’Unione Europea ha aperto ripetute procedure contro il nostro Paese. Oggi – conclude Enpa – in Italia è in atto una vera deriva venatoria, avallata per compiacere le lobby degli armieri e guadagnare il consenso elettorale di poche centinaia di migliaia di doppiette».
La Tragedia dei due giovani cacciatori di Quartu, sta quindi portando in evidenza come la caccia non sia più solo un problema ambientale o di biodiversità, ma un grave rischio per la sicurezza pubblica. Le associazioni animaliste e alcuni esponenti politici sottolineano la necessità di interventi urgenti, tra cui: Sospensione immediata della caccia, Maggiore controllo sul rilascio e la detenzione di armi e una Riforma normativa per garantire maggiore sicurezza.
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